Il web è di tutti! Giù le mani dal web! Sciopero contro il SOPA

Il logo della campagna Stop SOPA
STOP SOPA!

 

Il 18 gennaio 2012 sarà una delle giornate più importanti dell’epoca digitale. Dalle 08:00AM alle 20:00PM si verificherà infatti il blackout di tanti dei servizi web più conosciuti.

Colossi del web come Reddit, Identi.ca, Free Ssoftware Foundation, Electronic Frontier Foundation, Creative Commons, Mozilla e tanti altri si “auto-oscureranno” per protestare e sensibilizzare l’opinione pubblica contro due delle più grandi porcherie mai concepite contro la libertà di informazione: “Stop Online Piracy Act” (SOPA) e “Protect IP Act” (PIPA).

Sono due proposte di Legge, la prima presentata dal deputato repubblicano Lamar Smith, la seconda dal democratico Patrick Leahy, che verranno votate dal Senato statunitense il 24 Gennaio 2012.

Entrambe configurano un chiarissimo tentativo di mettere un bavaglio alla rete con buonapace del 1° emendamento, del diritto di opinione, di quello di stampa, etc.

In una parola: censura.

 Se tali proposte diventassero legge infatti, i dententori di copyright potrebbero agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti “protetti”.

 Citando Wikipedia, che aderisce alla protesta:

La legge permetterebbe inoltre al Dipartimento di Giustizia ed ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio,Paypal) d’intrattenere rapporti d’affari con il sito accusato delle infrazioni, il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi link verso il sito in questione e la richiesta agli Internet Service Provider di bloccare l’accesso al sito web.

 È vero che all’apparenza sembra una querelle tutta americana… ma non è difficile intuire la portata assolutamente devastante su scala mondiale di una eventuale approvazione.

 Si configurerebbe una sorta di “great firewall” cinese però legalmente riconosciuto.

L’applicazione di SOPA e PIPA significherebbe:

  •  imporre agli internet service provider di “indagare” sui contenuti uploadati dagli utenti o di impedire agli utenti stessi di uploadare contenuti protetti da copyright;
  • imporre agli internet service provider di modificare i DNS per bloccare la risoluzione dei nomi di dominio dei siti che in altre nazioni ospitano copie illegali di materiale sottoposto a copyright;
  • imporre ai motori di ricerca di modificare i risultati delle ricerche in modo da escludere siti stranieri ospitano materiale coperto da copyright;
  • imporre alle agenzie web di intrattenere rapporti commerciali con siti stranieri che ospitano materiale coperto da copyright (si pensi a paypal, google adsense, etc.).

Il verificarsi di quanto detto nel primo punto della lista, tra l’altro, significherebbe far ri-precipitare il web indietro di un decennio (che in era digitale equivale a più di un’era glaciale): l’obbligo di controllare meticolosamente ogni immagine, video, contenuto, etc. tarperebbe definitivamente le ali al famoso web 2.0, il web “costruito” dai suoi utenti, popolato da contenuti creati dagli utenti.

Tutti possono far sentire la propria voce ed ingrossare le fila di chi dice NO!

Il web è di tutti! Giù le mani dal web!




Mela marcia, Apple e Wikileaks

Ho pubblicato su Mela marcia questo post. Voglio riproporlo qui, perché mi pare cosa interessante, oltre che assai grave.

Foto dello spot "1984" della Apple
1984

Sono mesi che ne parliamo, sono settimane che, nei nostri incontri – presentazione facciamo il collegamento, ora Mamma Apple c’è venuta incontro (purtroppo):

la Apps Wikileaks è stata rimossa dallo Store. Perché?

“Abbiamo rimosso l’applicazione WikiLeaks perché violava le linee guida degli sviluppatori. Un’applicazione deve rispettare tutte le leggi locali. Non può mettere un individuo o un gruppo di persone a rischio.”

Ebbene si, a questo punto il passaggio da Think Different alla Realpolitik si è compiuto definitivamente. Il Padrone del vapore non si discute, Ordine e Disciplina sono priorità in primis per il business.

Apple non ha detto quali individui o quali gruppi sarebbero messi “a rischio” dall’applicazione. La dichiarazione probabilmente si riferisce alla credenza, diffusa negli ambienti politici statunitensi, che i documenti pubblicati da Wikileaks mettano gli americani ed il governo statunitense a rischio. […] Ancora una volta il problema della censura politica si ripresenta in App Store.

Ad usare queste parole non siamo noi pericolosi comunisti, ma il principale sito di appassionati della mela in Italia, Melablog.it. Dopo Amazon, dopo l’ICANN, dopo PayPal, dopo Visa e Mastercard, anche Apple si mette dalla parte della censura politica, dalla parte di chi non vuole che i cittadini possano sapere cosa fanno e perché i loro governanti.

Il discorso, a questo punto, è sempre lo stesso:

non ci stupiscono Amazon, PayPal, Visa o Mastercard (ICANN si, parecchio, è anche di questo sarebbe il caso di parlarne, e diffusamente). Sono aziende, bisnes is bisnes, e che il mondo sprofondi nel fascismo. Ma Apple no, accidenti!

E già, 1984, quanto siamo ci stiamo avvicinando?