I predatori della scienza

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Riviste che pubblicano qualsiasi studio pur di far soldi. Convegni farsa. Un’inchiesta rivela l’ampiezza di un sistema, quello dei predatori della scienza, che danneggia la credibilità della ricerca.

Copertina dell'articolo originaleInternazionale n. 1274, pp. 44 – 51, traduzione dell’originale della Süddeutsche Zeitung Magazin di Patrick Bauer, Till Krause, Katharina Kropshofer, Katrin Langhans e Lorenz Wagner, in collaborazione con Felix Ebert, Laura Eßlinger, Jan Schwenkenbecher e Vanessa Wormer. Insieme ad altre testate tedesche e internazionali, come il New Yorker e Le Monde, i giornalisti hanno indagato per mesi sul settore degli editori predatori analizzando circa 175mila articoli.

In questo lungo ed agghiacciante articolo si racconta il lavoro di mesi di inchiesta di un gruppo di giornalisti tedeschi, a cui hanno collaborato altre prestigiose testate internazionali.

Inventandosi un ricercatore mai esistito:
«Il nome che abbiamo scelto è Funden, dottor Richard Funden. Abbreviato: R. Funden (che in tedesco suona come erfunden, inventato). Lo qualifichiamo come collaboratore della clinica Himmelpforten (“porte del cielo”, è l’indirizzo tedesco a cui si mandano le lettere per Babbo Natale). Funden è il fondatore dell’Institute for applied basic industrial research (Ifabir). Oltre al proprio nome e all’istituto, Funden ha inventato anche un rimedio contro il cancro: una tintura alla propoli, la sostanza resinosa prodotta dalle api».
Questo “scienziato”, si scopre leggendo l’articolo, riesce senza il minimo problema, e pagando qualche migliaio di euro, a farsi pubblicare da una “rivista scientifica specializzata” il proprio saggio. Saggio scritto con un programma inventato da un gruppo di studenti universitari che permette di “scrivere” saggi apparentemente scientifici, ma in realtà completamente senza senso. Programma fatto per gioco, per prendere in giro la boriosa serietà delle riviste scientifiche vere.
Bene (anzi, male), non solo il saggio del dr. R. Funden viene pubblicato, ma da quel momento è tutto un seguirsi di contatti, richieste di partecipazione a convegni, ad ulteriori pubblicazioni, etc etc., il tutto in un quadro di presunta procedura di “peer review”, che di fatto – ad un banalissimo controllo – non avviene in nessun modo.
Si entra così in un mondo fatto di centinaia di riviste “scientifiche”, fatto di quasi 9000 riviste di questo tipo in cui vengono pubblicati all’incirca 400.000 articoli l’anno! (pag. 47). Un business ENORME, in costante crescita.
In crescita perché nel mondo della ricerca:
«per riuscire a ottenere fondi e avanzamenti di carriera, i ricercatori sono costretti a pubblicare il più possibile, secondo il monito “pubblica o muori”» (pag. 48)
Si dirà, vabbe’, avete scoperto l’acqua calda: si sa che il mondo è pieno di ciarlatani e, “per colpa di internet”, di analfabeti funzionali che credono a queste panzane.
Giusto! Non fosse che…
«Le star del mondo scientifico hanno pubblicato ripetutamente presso gli editori predatori. Per esempio Günther Schuh e Achim Kampker, due professori di Aquisgrana noti per aver sviluppato lo Streetscooter, un furgone elettrico che consegna pacchi per conto delle poste tedesche […]. E poi c’è Peter Nyhuis, direttore dell’istituto di impianti industriali e logistica all’Università di Hannover e vicesegretario della commissione scientifica del Wissenschaftsrat, il più potente organo di consulenza sulle politiche scientifiche in Germania. L’istituto di Nyhuis è tra quelli con più pubblicazioni presso editori predatori […]».
Il logo di una delle riviste della OmicsMa perché personaggi “seri” della ricerca scientifica europea cadono nella trappola degli editori predatori? Perché:
«La pressione a pubblicare è fortissima, basta ascoltare Nyhuis per capirlo. Da lui vige la vecchia regola di due pubblicazioni all’anno in lingua tedesca e due in inglese. Nel 2016 in Germania hanno conseguito un dottorato circa trentamila studenti. In alcune università le tesi di dottorato si scrivono come alla catena di montaggio, e da qualche parte tutta questa conoscenza dovrà pur trovare visibilità. C’è un eccesso di offerta di ricerche e poca domanda. Aver riconosciuto e quindi sfruttato questa lacuna è il motivo del successo [degli editori predatori]».
Su cosa giocano gli editori predatori per tenere legati a se i ricercatori? Come è possibile che dei ricercatori seri non si accorgano di star pubblicando saggi scientifici con tutti i crismi a fianco di ciarlatanate assolute?
«Gli editori predatori […] set giocano anche sul fattore vergogna. Quella che prova un dottorando quando non ha il coraggio di confessare al relatore che volo, iscrizione e pernottamento sono state spese inutili. Che l’articolo proposto è stato accettato senza alcun controllo e che bisognerebbe cancellarlo dal registro delle pubblicazioni. Nel mondo della scienza la reputazione è la moneta più preziosa, e per paura di rovinarsela molti ricercatori preferiscono coprire un sistema sospetto».
Ok, capito. Però questo gioco può funzionare solo con ricercatori minori, con dottorandi disperati che hanno la necessità di pubblicare a tutti i costi per non rischiare di finire licenziati. Che c’entra con la ricerca scientifica seria, quella delle grandi università e dei colossi dell’industria!
«Da tempo questo modello non è limitato al mondo accademico. Nell’autunno del 2017 sul Journal of Health Care and Prevention della Omics [uno dei più importanti editori predatori, su cui ha pubblicato il suo “saggio” il Dr. R. Funden, di cui sopra. Ndr] è uscito uno studio su uno dei prodotti più noti della Bayer: l’aspirina».
Immagine che rappresenta la fusione tra Bayer e MonsantoToh, la Bayer?!?! La megacompany tedesca che si è mangiata nientepopodimenoche la Monsanto? Che pubblica su un editore predatore?? Ma dai…
«Il medicinale continua a generare profitti ma, visto che altri produttori offrono lo stesso principio attivo a prezzi inferiori, la Bayer lancia sul mercato versioni leggermente diverse a prezzi più elevati. Per esempio l’aspirina plus C: non è altro che un’aspirina con aggiunta di vitamina C, ma costa quasi il doppio. Che sia più efficace è opinabile. Ma la ricerca della Omics dichiara in dal titolo che l’aspirina plus C è più efficace contro i sintomi del raffreddore. Visto che nello studio l’aspirina plus C è messa a confronto con un placebo, cioè con dell’acqua frizzante, non c’è da sorprendersi: l’aspirina combatte i sintomi del raffreddore più di quanto non faccia l’acqua con le bollicine. E invece la domanda dovrebbe essere: questo medicinale più costoso è più efficace di quello senza vitamina C, che è meno caro? Lo studio non se ne occupa».
Ok, ma tutti si saranno accorti che la Bayer ha pubblicato munnezza su un editore predatore, no? Pare di no, dato che non è la sola a pubblicare su questo riviste pseudo-scientifiche.
«La Philip Morris, esclusa da molte conferenze e riviste scientifiche serie, pubblica con la Waset studi in cui si sostiene che i suoi vaporizzatori di tabacco Iqos provochino meno danni per la salute e manda i suoi ricercatori ai congressi della Omics. La Bmw pubblica con la Waset degli studi sulle macchine che si guidano da sole, mentre gli ingegneri della Siemens tengono relazioni sui rivestimenti per le pale eoliche alle conferenze della Omics in Spagna. I ricercatori della Framatome, un’azienda che si occupa di sicurezza nelle centrali nucleari, hanno presentato i piani di emergenza in caso di incidenti nucleari a una conferenza della Waset a Madrid. L’Air bus pubblica con la Waset gli studi sulla stabilità delle cabine degli aerei».
Logo della FramatomeQuindi le “ricerche” che giustificano la messa in commercio di vaporizzatori di tabacco, che portano avanti gli studi sulle macchine che si guidano da sole (!), ma anche sulla stabilità delle cabine degli aerei (!!) se non della sicurezza delle centrali nucleari (!!!), vengono pubblicate da grandissime aziende multinazionali, tra le più importanti del modo, su riviste o a convegni di editori predatori, in cui non c’è alcuna verifica scientifica seria su quanto affermato.
Come mai nessuno dice nulla? Ok è un business, ma siamo dentro il cuore della civiltà occidentale uscita dalla rivoluzione francese: tutto il modo contemporaneo, la base stessa del liberismo si dovrebbe fondare sulla serietà, riproducibilità e verifica delle teorie scientifiche e della loro successiva messa in produzione.
Come mai gli stati, l’Unione Europea, gli Usa non dicono nulla, non prendono provvedimenti?
«Le pubblicazioni scientifiche non servono solo per convincere i clienti a comprare i farmaci o le automobili. La nostra inchiesta dimostra che le ricerche entrano a far parte della quotidianità politica. L’Istituto europeo per il clima e l’energia (Eike) è considerato un ricettacolo di negazionisti del cambiamento climatico provocato dall’essere umano. L’Eike collabora con persone che hanno il sostegno della CO2 coalition, un’organizzazione discussa vicina a Donald Trump. La sua tesi principale è che le elevate emissioni di anidride carbonica farebbero bene al pianeta. Il vicepresidente dell’Eike è Michael Limburg, che alle elezioni legislative del 2017 si è candidato con i populisti di destra dell’Alternative für Deutschland (Afd). Di recente, invitato al parlamento regionale del Brandeburgo in qualità di esperto, Limburg ha dichiarato che non ci sono le prove del fatto “che l’anidride carbonica prodotta dall’essere umano riscaldi, in qualche modo misterioso, la temperatura dell’atmosfera del pianeta”».
il logo della EIKE – Europäisches Institut für Klima & Energie Perché il business fa camminare la politica, la finanzia, gli detta le regole. E dove c’è business non ci può essere tutto ‘sto cazzo di controllo scientifico antieconomico, che è solo un freno alla naturale crescita dell’economia mondiale! Direbbe Trump. Ma mica solo lui…
«Risultati di ricerche dubbie compaiono ormai anche in rapporti della Commissione europea, nelle richieste di brevetto per medicinali e addirittura nella banca dati del Gemeinsamer Bundesausschuss (G-Ba), un organo che stabilisce se i costi di un medicinale possano essere coperti dalla sanità pubblica tedesca. Le aziende farmaceutiche consegnano al G-Ba le loro domande di autorizzazione, che spesso contano centinaia di pagine, a dimostrazione dell’efficacia dei medicinali. In questi documenti ci sono molti rimandi ad articoli usciti presso editori predatori».
Logo della Gemeinsamer BundesausschussAttenzione, qui mi pare compaia direttamente l’industria farmaceutica e la Commissione Europea, cioè quell’insieme di pubblico&privato che decide cosa, dove, come e quando noi tutti dobbiamo sottoporci a profilassi mediche di qualche tipo.
Sulla base di studi e documenti in cui (cito):
«ci sono molti rimandi ad articoli usciti presso editori predatori» ????????
Logo del BfR: BfR - Bundesinstitut für Risikobewertung Quindi è sulla base di queste “ricerche” che si decide la nostra salute? Ma sarà vero??
«L’Istituto federale per la valutazione del rischio (Bfr) è considerato da molti una roccaforte della ricerca seria. Da più di quindici anni l’istituto analizza alimenti, sostanze chimiche e altri prodotti per accertare se e come possono risultare dannosi per la salute […]. Nel 2013 alcuni esperti dell’istituto hanno scritto una relazione sul discusso diserbante glifosato incentrata su un articolo uscito sul Journal of Environmental & Analytical Toxicology, una rivista della Omics. Il Bfr criticava l’articolo, ma non bollava la rivista né l’editore come pseudoscientifici. Alle nostre domande l’istituto risponde di non avere nessuna lista delle pubblicazioni sospette. Alcuni collaboratori del Bfr hanno addirittura pubblicato articoli con la Omics e sono stati ospiti a dubbie conferenze della Waset e della Omics. Sul sito della Omics c’è anche una pagina dedicata all’istituto».
Questa è la situazione, oggi, della ricerca scientifica: drammatica. Non solo per la ricerca scientifica in se, che già sarebbe gravissimo, ma anche sugli effetti che subiamo, noi cittadini, tutti i giorni, perché le decisioni prese dai nostri governanti – locali, europei, mondiali – sono in non piccola parte influenzati da questo meccanismo perverso, che ormai è diventato un business enorme.
Come uscirne?
«Cosa deve succedere perché questa truffa sia presa sul serio e fermata? “Servirebbero regole nuove sulla valutazione della ricerca scientifica”, spiega l’attivista scientifica Debora Weber-Wulf. Spacciare sciocchezze per scienza è facile ma, una volta diffuse, smentirle è difficilissimo. Per eliminare gli editori predatori, dovrebbero voltargli le spalle gli utenti a cui si rivolgono: gli scienziati. Ma gli scienziati, allora, dovrebbero ammettere una cosa spiacevole: che proprio loro, i ricercatori così altamente preparati, sono entrati a far parte di un sistema truffaldino. Prima da vittime, ma poi – tacendo, occultando e accampando scuse – anche da carnefici».
Intanto, però, a noi continuano a propagandare – faccio qualche esempio “mio” – la geotermia come ecologica e rinnovabile, continuano a bombardarci con “epidemie” manco fossimo durante la grande peste, pretendono che ci si vaccini per decine di dosi grazie alla “collaborazione” tra privato&pubblico sulla base di “importanti ricerche scientifiche”.
Senza che nessuno – i “compagni” in primis – si renda conto che siamo entrati in un meccanismo in cui la “ricerca scientifica” è al servizio del business, del PROFITTO. E di fronte al profitto, all’obbligatorietà del profitto di continuare a crescere, trimestralmente, non c’è scienza, salute, giustizia che tengano.
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