ECN e Decoder, storia di un’avanguardia digitale

Immagine del nodo padovano di ECNOggi poche e pochi lo sanno, temo, che per buona parte dell’ultimo decennio del secolo scorso in Italia l'”avanguardia digitale” – permettetemi di chiamarla così, in maniera anche ironica – non stava tanto dentro le università, ma soprattutto fuori, nelle case delle persone e, anche e soprattutto, nelle spesso diroccate stanze dei centri sociali.

È qui, infatti, che mossero i primi passi alcune delle più famose BBS (Bulletin board system): le prime “bacheche digitali“, le antesignane del web, grazie alle quali era possibile entrare in comunicazione non mediata con altre realtà italiane e straniere, scambiarsi file, comunicare e via discorrendo. Tutte cose oggi considerate ovvie, ma non così alla fine degli anni ’80, inizi dei ’90.

La rete più famosa in Italia era Fidonet – nata in California nel 1983 grazie ad un giovane anarchico, T. Jennings, e poi diffusasi in tutto il mondo. Nel 1991 c’erano oltre diecimila nodi Fidonet, con una valutazione cauta di centomila utenti. Non pochi nodi erano italiani.

Tra i nodi italiani, alcuni arrivano direttamente dal mondo underground e dei centri sociali, ed i due più famosi sono sicuramente ECN (European Counter Network, che dal 1996 diventerà il più importante server di movimenti, ecn.org) e Decoder BBS (da cui nascerà poi la casa editrice Shake Edizioni Underground, una delle più importanti case editrici della storia dei movimenti italiani, ancora oggi attiva).
Questi nodi hanno offerto, per anni, il meglio della cultura del movimento extraparlamentare e underground italiano (ed in parte internazionale), permettendo di accedere ad informazioni, notizie, cultura, che altrimenti sarebbe stato difficilissimo – se non impossibile – recuperare altrimenti.

Oltre che nodi telematici, tanto ECN che Decoder furono prodotti cartacei, portando “tra la gente” ciò che in quegli anni era a disposizione solo di pochissimi tecnici e smanettoni.

Materiali oggi quasi completamente dimenticati e persi, se non per gli archivi privati di ex attivisti e militanti (e forse presenti in qualche archivio particolarmente avanzato), se non fosse per l’encomiabile, preziosissimo lavoro di alcuni attivisti bolognesi, che hanno creato un sito-archivio, grafton9, in cui si stanno digitalizzando ed archiviando, appunto, molte delle preziose pubblicazioni di cui sopra, ad iniziare proprio da quanto prodotto da ECN e Decoder (e non solo).

In 89 pubblicazioni 5 anni di storia dei movimenti antagonisti nel nostro paese e non solo, poiché sono numerose anche le notizie e i documenti dall’estero. È un periodo vivace, disordinato, ingenuo e creativo, spesso e volentieri dissacratorio, ma è anche il momento in cui si può assistere a un’accelerazione, alla differenziazione e alla frammentazione del dibattito, dove ai temi tradizionali del movimento antagonista – lavoro e sindacalismo di base, lotte, repressione e carcere, internazionalismo, Sudamerica, Palestina, antifascismo, nuove destre, ecc. – si aggiungono, sovrappongono e intrecciano a velocità sempre maggiore nuove tematiche e nuovi punti di vista.

Non possiamo che ringraziarli per quanto stanno facendo, sperando quanto prima di poterli aiutare in qualche modo.

Di seguito il link diretto:

https://grafton9.net/




E’ morto un genio dell’informatica, Dennis MacAlistair Ritchie

Tra l’8 e il 9 di ottobre è morto un genio dell’informatica. Un uomo grazie a al cui lavoro – suo e di tanti e tante altr@ hacker degli anni ’60 e ’70 – oggi possiamo usare un computer, usare la rete, e tante altre cose che crediamo banali. Grazie a lui oggi uomini di marketing, che si e no sapevano cosa fosse il codice, sono passati da forma umana a forma semidivina.

E visto che c’è già chi ha scritto meglio di quanto io potrei quel che c’era da dire, non faccio altro che riportarlo tale e quale.

Grazie dmr, e massimo rispetto.

Per Dennis Ritchie

Immagine di Dennis MacAlistair Ritchie

Un piccolo e sincero tributo a Dennis MacAlistair Ritchie lo voglio scrivere pure io, che non riesco a mettere giù 50 righe in C senza fare qualche macello e combino casini fenomenali ogni volta che tocco i config su di uno *nix. Perché Ritchie, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, ha creato il linguaggio C e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo di Unix. E se non sai valutare in pieno queste affermazioni posso forse aggiungere che ha vinto, insieme al compagno di sempre Ken Thompson, i premi più prestigiosi a cui una persona impegnata nel campo del computing possa ambire, Turing Award (il “Nobel dell’informatica”) e National Medal of Technology degli Stati Uniti inclusi, e ha scritto il libro più (odios)amato della storia della programmazione, The C Programming Language, insieme all’altro compagno di Bell Labs, Brian Kernighan. Il testo nella tradizione geek è religiosamente indicato con gli acronimi degli autori, K&R, mentre Ritchie è noto semplicemente come dmr, dal suo username. Creato in tempi in cui gli 8 caratteri oggi spesso richiesti sarebbero sembrati inammissibile spreco ingegneristico, e per lo stesso motivo i comandi di Unix sono così corti, ls va benissimo, list è inutile sperpero di bit.
A questo punto dovrei forse scendere negli aneddoti, spiegare ai profani che oggi stampare “Hello, World!” è irrinunciabile primo esempio di un nuovo linguaggio di programmazione proprio in omaggio a K&R, o citare i suoi famosissimi giudizi su C “quirky, flawed, and an enormous success” e su Unix ” basically a simple operating system, but you have to be a genius to understand the simplicity”, o ricordare l’ambiente leggendario dei Bell Labs (e proprio un compagno dei Bell Labs, Rob Pike ha dato la notizia della scomparsa su G+, alle 3 ora italiana, mentre da Wikipedia apprendo che Ritchie è mancato tra l’8 e il 9 Ottobre).
Se non hai una preparazione informatica forse queste cose ti sembreranno notevoli ma non così decisive, insomma questo “dmr” era un capoccione tanto ma chiusa lì. In fondo la sua voce Wikipedia è bella breve, in fondo non è stato un famoso imprenditore, in fondo cosa c’entrano queste cose dall’apparenza molto “teorica” con il mondo di oggi, con gli smartphone e Facebook e le case intelligenti? C’entrano tutto, poiché in una prospettiva moderatamente riduzionista è lecito dire che ogni pezzo contemporaneo di tecnologia avanzata contiene (almeno potenzialmente) del C (scritto in C, compilato in C, fornito di interprete C ecc.) e spesso uno Unix. Questi sono i mattoni e le fondamenta su cui è stata costruita tutta la realtà digitale, da Internet al computer nell’automobile. Non dico che sia solo un pregio, ma è così, e se non vedi che è così, ciò è dovuto solo al fatto che, per comodità e progresso nella tecnica, questo ultimo livello di C (e Unix) viene spesso nascosto attraverso strumenti più comodi (per chi è troppo lazy, direbbero ovviamente gli hacker C). E anche il tuo Mac quando ha voluto un sistema operativo serio si è convertito allo Unix-like, ovviamente restando sempre, al contrario di Linux e compagnia, nel closed source. E se non ti fidi delle mie parole senti anche il notissimo blogger di tecnologia Stefano Quintarelli: “di lui sì che si può dire che sul suo lavoro si è costruita Internet e che il frutto del suo lavoro è ormai ovunque, dai telefonini agli ascensori, in tutto il mondo. Decisamente un Grande, non un genio del marketing.”

E’ oggi troppo facile contrapporre Dennis Ritchie al co-fondatore di Apple scomparso qualche giorno fa. Per lui non verranno tappezzate le città con manifesti politici di compianto né diffusi speciali tv (qui da noi, ovviamente, la BBC forse farà qualcosa) e il suo nome risuonerà oggi solo tra i computer scientists, compresi tutti quei CEO come Bezos di Amazon e Zuckerberg di Facebook che sono in corsa per prendere il posto del co-fondatore di Apple nell’immagine popolare di “genio informatico”. Il suo nome risuonerà oggi solo tra i computer scientists, ovvero in centinaia e migliaia di post anche su siti molto noti (ad es. Boing Boing), ma come una notizia settoriale, un culto infine “privato”, nonostante ogni trending mondiale sul nerdistico Twitter, perché davvero di spendibile mediaticamente per il pubblico più largo c’è poco, solo il C e Unix… E la contrapposizione, tutta occasionale per le date di scomparsa e le manifestazioni di cordoglio, con il CEO di Apple. Lo ricorderanno in questi giorni i grandi compagni dei Bell Labs e forse gli stessi imprenditori citati sopra e i sommi che con i suoi strumenti hanno direttamente contribuito a plasmare il mondo tecnologico di oggi, da Guido Van Rossum di Python a Linus Torvalds di Linux e oltre. E ho voluto farlo anch’io, prima di mettermi a scrivere sopra il mio Linux Ubuntu un 40 righe di Python per un piccolo servizio che si appoggia ai Google Docs. Perché, come chiunque stia programmando in questo momento, io sto costruendo sopra quello che ha costruito Richie o il costruttore di livello n che ha infine costruito sulle sue spalle. Perché siamo tutti nani sulle spalle di quel gigante.



Mela marcia, Apple e Wikileaks

Ho pubblicato su Mela marcia questo post. Voglio riproporlo qui, perché mi pare cosa interessante, oltre che assai grave.

Foto dello spot "1984" della Apple
1984

Sono mesi che ne parliamo, sono settimane che, nei nostri incontri – presentazione facciamo il collegamento, ora Mamma Apple c’è venuta incontro (purtroppo):

la Apps Wikileaks è stata rimossa dallo Store. Perché?

“Abbiamo rimosso l’applicazione WikiLeaks perché violava le linee guida degli sviluppatori. Un’applicazione deve rispettare tutte le leggi locali. Non può mettere un individuo o un gruppo di persone a rischio.”

Ebbene si, a questo punto il passaggio da Think Different alla Realpolitik si è compiuto definitivamente. Il Padrone del vapore non si discute, Ordine e Disciplina sono priorità in primis per il business.

Apple non ha detto quali individui o quali gruppi sarebbero messi “a rischio” dall’applicazione. La dichiarazione probabilmente si riferisce alla credenza, diffusa negli ambienti politici statunitensi, che i documenti pubblicati da Wikileaks mettano gli americani ed il governo statunitense a rischio. […] Ancora una volta il problema della censura politica si ripresenta in App Store.

Ad usare queste parole non siamo noi pericolosi comunisti, ma il principale sito di appassionati della mela in Italia, Melablog.it. Dopo Amazon, dopo l’ICANN, dopo PayPal, dopo Visa e Mastercard, anche Apple si mette dalla parte della censura politica, dalla parte di chi non vuole che i cittadini possano sapere cosa fanno e perché i loro governanti.

Il discorso, a questo punto, è sempre lo stesso:

non ci stupiscono Amazon, PayPal, Visa o Mastercard (ICANN si, parecchio, è anche di questo sarebbe il caso di parlarne, e diffusamente). Sono aziende, bisnes is bisnes, e che il mondo sprofondi nel fascismo. Ma Apple no, accidenti!

E già, 1984, quanto siamo ci stiamo avvicinando?




Mela marcia: quello che c’è sotto il business del gadget tecnologico

Mela marcia, la copertina
Mela marcia

Il 20 ottobre di quest’anno è finalmente uscito il primo libro a cui ho attivamente partecipato: Mela marcia. La mutazione genetica di Apple, per i tipi di Agenzia X di Milano.

A scriverlo siamo stati in 4: le due donne, principali motori e menti del progetto, Caterina e Mirella, entrambe giornalisti hi tech, tra le altre cose; il mitico Ferry Byte, cyber attivista della prima ora, fondatore di Strano Network, di Isole nella Rete e di tante altre belle cose. E, modestamente, io.

Il libro prende spunto dalla querelle sull’ultimo iPhone, quando uno dei blogger di punto di Gizmodo viene represso pesantemente per aver fatto lo scoop dell’anno: aver presentato per primo al mondo il mitico iPhone 4, che ancora non era uscito e di cui tanto si parlava.

Mela Marcia parte da questa vicenda per sviscerare cosa si nasconde dietro alla mutazione di Apple: la mania della segretezza, l’astuto ruolo del messia laico Steve Jobs, il potere del marketing aggressivo e il bluff dell’iPad. Il volume è completato dalla storia del giornalismo 2.0 nell’era di blogger coraggiosi e di “gossip merchant”

come si può leggere nella presentazione dell’editore al libro.

Una scusa, tutto sommato, per andare a spalare un po’ della munnezza che si sta accatastando nel dietro le quinte dello scintillante mondo dei desideratissimi gadgets hi tech. Un mondo fatto di schiavi cinesi, che si suicidano a frotte perché non ne possono più di lavorare 12 – 15 ore al giorno per ben 40 centesimi di euro l’ora, 7 giorni la settimana; un mondo fatto di guardie private che possono tutto all’interno dell’azienda, e che i dipendenti chiamano simpaticamente gestapo; di un mondo che è tanto, troppo simile a tutto il resto del mondo, fatto di cattivi e brutti personaggi per cui business is business, ma che fino all’altro ieri ci dicevano think different, ci davano la mela morsicata e nella loro sede avevano in bella mostra la jolly roger, la bandiera dei pirati. Gente che è diventata quello che è, tra i più importanti guru dell’universo informatico, geni del marketing e della tecnologia, grazie anche e soprattutto agli hacker e alla loro comunità e alla loro voglia di condivisione.

Gente che ora censura, vieta, reprime. Gente che tutto ad un tratto è diventata come tutti gli altri. E forse peggio.

In questo libello usiamo la Apple e i suoi leader e i suoi guru e la sua storia (e i suoi fan, malgrado loro… ;), per cercare di capire la tendenza di questo nuovo modello di business – quello delle Apps, dei device portatili – questa nuova internet a più velocità e a pagamento, per cercare di capire dove stiamo andando.

Non pare, a nostro modestissimo avviso, che sia un posto poi così confortevole …

Il libro è, ovviamente, rilasciato sotto licenza Creative Commons e lo si può liberamente scaricare in formato pdf dal sito dell’editore, e in formato epub e mobi (l’epub taroccato di amazon) dal sito di simplicissimus.

Abbiamo aperto anche un blog in cui si può liberamente discutere degli argomenti del libro e degli aggiornamenti che via via aggiungiamo online, quando possiamo:

http://nessungrandenemico.org

Buona lettura e buona partecipazione! 🙂

PS

Domenica prossima, 12 dicembre, saremo a presentare il libro alla libreria Flexi di Roma, in Via Clementina 9




C’era una volta Strano Network

Festeggia ventanni lo spazio che ha dato vita al gruppo di lavoro sulla comunicazione Strano Network.

Strano-network Lo spazio sociale Next-Emerson di Firenze festeggia ventanni (anche) con un dibattito su Come sono cambiati il linguaggio, le forme e gli strumenti della comunicazione e sono stati proprio le tante iniziative svolte nei primi anni ’90 sulla comunicazione digitale ad aver contribuito alla nascita del gruppo di lavoro sulla comunicazione Strano Network.

Strano Network era Tommaso Tozzi, Tassio, Ferry Byte, Francesca, Carla, Luca, Federico Bucalossi, Claudio e tant* altr* ma soprattuto è stato un collettivo di artisti della comunicazione che ha organizzato uno dei primi convegni sugli aspetti politici dei nuovi media (a Prato e a quei tempi Internet stava nascendo in Italia e ci si baloccava ancora con le BBS), ha contribuito a dare vita al primo hackmeeting , realizzato il primo MP3 Contest in Italia quando ancora MP3 era una sigla sconosciuta ai più, inventato il Netstrike, riuscendo a mettere in piedi una serie di iniziative intorno a delle tematiche e problmatiche almeno dieci anni prima che diventassero quanto meno oggetto di costumi sociali capillarmente diffusi.

Fonte: Scacco al Web




Hackmeeting – 19-20-21 giugno 2009 — Milano

Manifesto Hackmeeting 09
Manifesto Hackmeeting 09

Warm up — dal 9 al 18 giugno 2009 — Milano, poli universitari

Smanettoni, nerd, tecnofili, cyber activist, inventori, geek, creatori, manipolatori e soprattutto hacker! Tenetevi pronti!

Quest’anno Hackmeeting, l’incontro annuale degli hacker italiani si  tiene a Milano. E per l’occasione, si apre, si allarga, cambia  dimensione, si spinge, come ci si aspetta dai pirati, ad estendere i  propri confini oltre agli orizzonti previsti.

Giunto alla dodicesima edizione (ogni anno in una città diversa, da  Palermo a Torino), Hackmeeting si sdoppia e si moltiplica in un Warm up  e in un meeting vero e proprio, per affascinare anche chi, fino a quel  momento, credeva di essere lontano mille miglia, eppure ha scaricato  qualche canzone, dato un’occhiata all’ultimo film, cercato di collegarsi  alla rete wireless del vicino, ma anche ripristinato da solo il sistema  operativo che continuava a collassare.

Durante il Warm up (9-18 giugno) entra nelle università per far  innamorare ricercatori, filosofi e poeti, perché la cultura hacker non  ha saputo limitarsi alla scheda, al chip, al cavo coassiale, ma si è  spinta a pretendere di superare i limiti, quelli imposti dal mercato,  dal controllo, dalla sicurezza, dal tentativo di rendere tutto uniforme,  dalle costrizioni che uccidono l’evoluzione del pensiero.

Torna poi nel meeting vero e proprio (19-21 giugno) alla Fornace  occupata di Rho, per coltivare le proprie radici, le uniche che possano  generare nuovi tentacoli.

In pratica

* Warm up: in tutti i poli universitari milanesi (Brera, Fisica, Bovisa,  Bicocca, Scienze politiche, più un evento in Cascina Torchiera), dal 9  al 18 giugno, conferenze aperte a tutti, organizzate con docenti,  esperti, attivisti sui temi cari all’etica e alla cultura hacker: storia  dell’hacking e della net art, open source, paura, sicurezza e controllo,  open design e animazione, peer to peer economy. ecohacking, performance  artistiche.

* Hackmeeting vero e proprio, presso l’Sos Fornace di Rho, via San  Martino 20 (sosfornace.org) dal 19 al 21 giugno: tre giorni di workshop,  lan space, sharing di idee, file e hardware, seminari, incontri,  laboratori, su software libero, codice, libertà della rete, peer to peer.

Per il programma dettagliato vedi sotto, oppure: http://hackmeeting.org

WARM UP-dal 9 al 18 giugno 2009

Hack tales
9 giugno- Accademia di belle arti di Brera-aula Napoleonica (aula magna)
Via Brera, 28-Milano-dalle 14 alle 17 Storia dell’hacking e del networking (con collegamenti all’hacktivism e  artivism) come pratica artistica e hacker, con Antonio Caronia, Tatiana  Bazzichelli, Putro.

Open source, free software: una introduzione (it is not like free beer  but like free speech)
11 giugno-Politecnico di Milano-piazza Leonardo-Milano dalle 17

Paura anche no
12 giugno- facoltà di sociologia, Polo universitario Bicocca-edificio  U7, in via Bicocca degli Arcimboldi 8-Milano-dalle 16 alle 19.30
Il babau, il gioco della paura e i meccanismi di sicurezza, con  Massimiliano Guareschi-agenzia X, Marcello Maneri, docente di  sociologia, che parlerà di percezione della sicurezza, politiche della  paura, Marco Capovilla, che mostrerà le carte in gioco: linguaggio dei  media fotografico e non solo, presentazione della campagna paura anche.no.
Al termine aperitivo da paura.

Open design
15-16-17 giugno-Politecnico di Milano-facoltà del design, Polo  universitario Bovisa- – Via Durando 38/A-Milano-dalle 10 in poi, per  tutto il giorno
15-16 giugno-Open Hardware- workshop, riflessioni, testi, esperimenti  tra l’orizzonte dell’opensource e la pratica del design con Massimo  Banzi e la piattaforma Arduino (http://www.arduino.cc/it/).
17 giugno-Open modelling, 3d & Blender, modellazione, rendering,  animazione con la community di kino3D, Gianluca Faletti, Mario  Ambrogetti, Davide Vercelli

Ecohacking
17 giugno-Cascina Torchiera senz’acqua-piazzale cimitero maggiore  18-Milano-dalle 17 fino a tarda notte Pratiche wired di ecologia: come costruire un pannello solare, riciclo e  riuso, ciclofficine riunite, la pratica degli orti urbani con le diverse  realtà milanesi, la paura della notte e la natura in città.

Dopo la crisi, Open Economy?
18 giugno-facoltà si Scienze Politiche, via Conservatorio 7-Milano-dalle  14 alle 19 Open non vuol più dire solo Open Source Software (anche se rimane una  dimensione importante), ma anche Open Hardware, Open Agriculture, Open  Ecology, Open design e perche no, Open Money. Un incontro presentato da  Adam Ardvisson, docente di sociologia della globalizzazione, con la  partecipazione di Magnus Erikson, Pirat Bureau, Davide Biolghini dei  DES-distretti di economia solidale, Stefano Zacchiroli del sistema  operativo Debian (_http://www.debian.org/_).
Al termne, aperitivo open bio

Hackmeeting-presso Sos Fornace di Rho, via San Martino 20-Rho (Milano)

Tre giorni senza sosta di lan space, file sharing, dibattiti e workshop,  non facilmente riassumibili, perché in costante evoluzione. Quest’anno, oltre ai tradizionali incontri su linux, e altri programmi  base, verranno dedicati workshop all”nterazione uomo macchina, sesso,  genere e web, sorveglianza e autodifesa, informazione, paura, sicurezza,  controllo, trasformazione e nuove frontiere del lavoro IT, Open business  ed economie etiche, strumenti di archiviazione, streaming,  interpretazioni e modifiche dei kernel. Uno spazio verrà interamente  dedicato a Open movies: video scelti tra i titoli che riguardano i temi  più vicini alla cultura hacker, alcuni seminari saranno rivolti ai teen  ager , e ci sarà ovviamente anche un angolo per i piccolissimi, per  permettere a mamme e papà di non doversi sentire solo giovani.

I seminari si alterneranno con teatrini elettrici, hack challenge,  giochi, proiezioni di immagini e tutto quello che contribuisce alla net art.