Israele: quante ignominie gli si permetterà di compiere ancora?

Non contenti della strage compiuta (in acque internazionali, tengo a precisare, entrando di diritto nell’ambito della criminalità comune, della pirateria, per la precisione, un po’ come i pirati somali di cui tanto s’è discusso sulla stampa internazionale ed italiana qualche mese fa), i signori e le signore del governo israeliano hanno pensato bene di farsi un paio di risate (sulle spalle delle vittime, evidentemente, dei loro famigliari e dei rispettivi paesi) con un eccezionale video dalla comicità inesauribile e – soprattutto – pieno di buon gusto ed intelligenza.

Godetevelo tutto e plaudite con me per questo nuovo fulgido esempio dai governanti del “Popolo Eletto”.




Sono tornati gli italiani della Freedom Flotilla

Sono tornati tra ieri e ieri l’altro gli attivisti imbarcati sulla Freedom Flotilla, assalita la notte del 31 maggio dalla marina israeliana con un bilancio di almeno 9 morti tra i pacifisti, centinaia di feriti e decine di dispersi.

Di seguito i primi racconti a caldo.




E il mondo sta a guardare

Fonte: Internazionale

Gorrell, Stati Uniti

Gorrell, Stati Uniti

L’embargo e poi l’attacco contro il convoglio pacifista: i leader politici occidentali sono troppo vigliacchi per prendere posizione contro la violenza. Ci pensano le persone comuni, scrive Robert Fisk.

Dopo la guerra di Gaza del 2008-2009 (1.300 morti), dopo la guerra del Libano del 2006 (1.006 morti), dopo tutte le altre le guerre e dopo la strage di lunedì, forse il mondo non accetterà più che Israele detti legge.

Ma non bisogna sperarci troppo. Basta leggere la blanda dichiarazione della Casa Bianca: l’amministrazione Obama “sta operando per appurare le circostanze della tragedia”. Neanche una parola di condanna. Punto e basta. Nove morti. Un’altra cifra che si aggiunge alle statistiche delle vittime in Medio Oriente.

Un ponte contro la guerra fredda
Ma le cose non sono sempre andate così così. Nel 1948 i politici americani e britannici misero in piedi il ponte aereo per Berlino. Lì una popolazione affamata (formata da quelli che appena tre anni prima erano nemici) era accerchiata dall’esercito russo. Il ponte aereo per Berlino fu uno dei momenti alti della guerra fredda.

I soldati e gli aviatori britannici rischiarono e diedero la vita per quei tedeschi ridotti alla fame. Sembra incredibile. A quei tempi erano i politici che prendevano le decisioni. E infatti presero la decisione di salvare vite umane. Clement Attlee e Harry Truman sapevano che Berlino era importante sul piano morale e umano, oltre che su quello politico.

E oggi? Sono state delle persone, delle persone qualsiasi – europei, americani, superstiti della Shoah – che hanno deciso di andare a Gaza perché i loro politici e i loro leader li avevano delusi.

Ma dov’erano lunedì i nostri politici? Be’, abbiamo visto il ridicolo Ban Ki-moon, il patetico comunicato della Casa Bianca e l’espressione, da parte del caro Blair, del “profondo rammarico e dello schock per la tragica perdita di vite umane”. Dov’era Cameron? Dov’era Clegg?

A noi la voce
Resta il fatto che ormai sono le persone normali, la base, che decidono di cambiare le cose. I politici sono troppo vigliacchi per decidere di salvare vite umane. Perché è un dato di fatto che se degli altri europei (e i turchi sono europei, no?) fossero stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da qualsiasi altro esercito mediorientale (e quello israeliano è un esercito mediorientale, no?), avremmo visto un’ondata di indignazione.

Che cosa ci dice questo sul conto di Israele? La Turchia non è forse un buon alleato di Israele? È questo che devono aspettarsi i turchi? Adesso l’unico alleato di Israele nel mondo musulmano dice che è stato un massacro. Ma a Israele, a quanto pare, non gliene importa niente.

Del resto, a Israele non è importato niente quando Londra e Canberra hanno espulso i diplomatici israeliani dopo l’episodio dei passaporti britannici e australiani contraffatti e forniti agli assassini di Mahmoud al Mabhouh, un leader di Hamas.

Non gliene è importato niente quando ha annunciato la costruzione di nuovi insediamenti ebraici sulle terre occupate di Gerusalemme Est mentre c’era in visita Joe Biden, il vicepresidente degli Stati Uniti. Quindi perché mai dovrebbe importargliene qualcosa adesso?

Ma come siamo arrivati a questo punto? Forse perché tutti ci siamo abituati a vedere gli israeliani uccidere arabi; forse gli israeliani si sono abituati a uccidere arabi. Adesso uccidono turchi. Oppure europei. In queste ultime 24 ore in Medio Oriente è cambiato qualcosa, ma gli israeliani (a giudicare dalla straordinaria stupidità della loro risposta politica alla strage) non sembrano averlo capito. Il mondo è stanco di queste violenze. Solo i politici stanno zitti.

L’articolo originale:
Western leaders are too cowardly to help save lives , The Independent




La voce dell’altra Israele

Fonte: Carta

[da Peacereporter.net] Intellettuali e attivisti israeliani commentano l’assalto alla flotta di aiuti per Gaza, in attesa della reazione dell’opinione pubblica

Il mondo si è svegliato, questa mattina, travolto dalle immagini e dalle notizie che giungevano dalla acque internazionali antistanti la Striscia di Gaza. In attesa di verificare, come ha subito chiesto l’Onu, quello che è successo oggi con l’eccidio di 19 persone a bordo del Mari Marmara, una delle navi della flotta di aiuti umanitari che faceva rotta su Gaza, PeaceReporter ha sentito alcune voci critiche in Israele.

Freedom Flotilla

«Alcune persone sono morte, tante altre sono rimaste ferite. Tutto questo non è responsabilità del governo israeliano. Loro fanno il loro mestiere, come sono abituati ad intenderlo. La vera responsabilità è della comunità internazionale che, ben prima di questa tragedia, non ha fatto nulla per porre fine all’assedio di Gaza. Gli esecutori materiali sono i soldati israeliani, ma la responsabilità morale di quello che è successo oggi ricade su tutta la comunità internazionale, compresa l’Europa», commenta Jeff Halper. Ebreo statunitense, Halper ha fondato nel 1997 dell’Israeli Committee Against House Demolitions [Icahd], una organizzazione non governativa che si batte per contrastare la demolizione delle abitazioni palestinesi nei Territori occupati e contro l’occupazione. Halper ha sempre denunciato in patria la condizione di vita della popolazione civile palestinese. «In Israele ognuno crede all’esercito. Loro difendono le loro vite, sono sempre nella ragione. Oggi, nel porto di Ashdod, ci sono militanti di organizzazioni di destra, avvolti nelle bandiere israeliane, che festeggiano quella che ritengono una grande vittoria militare – commenta – È difficile lottare contro questa mentalità».

«Un’azione criminale, una follia. Un’azione stupida che si rivelerà controproducente per lo Stato di Israele», dice Uri Avnery, scrittore israeliano, ebreo di origine tedesca e fondatore del movimento Gush Shalom [il blocco della pace] nel 1993.
Dopo aver lottato nelle file dell’Irgun, il movimento armato che si batteva per la nascita dello Stato d’Israele, venne eletto come deputato alla Knesset, il Parlamento israeliano. Divenne famoso in tutto il mondo quando, nel 1982, in piena guerra del Libano, passò le linee per incontrare il leader palestinese Yasser Arafat. «C’è un governo irresponsabile in Israele, che ritiene la forza l’unico strumento per risolvere i problemi. Quest’azione, in questa mentalità, vuole essere un deterrente, in modo che nessuno pensi più a iniziative di questo genere», continua Avnery. «In questo momento storico, in Israele, non c’è un’opposizione politica. Il partito più importante fuori dall’esecutivo, Kadima, non ha condannato in nessun modo quello che è successo. Mi aspetto che domani, quando sarà resa pubblica la dinamica di quello che è accaduto, l’opinione pubblica reagisca in modo indignato».

«Il governo israeliano ha parlato subito di una provocazione, alimentando la tensione. Si è perso di vista l’obiettivo chiave: un carico di aiuti umanitari diretto verso la popolazione civile di Gaza, sottoposta a un embargo criminale e contrario al diritto internazionale», spiega Rabbi Asherman. Il rabbino è il direttore esecutivo, dal 1995, dell’associazione Rabbis for Human Rights [Rfhr], un’unione di studenti religiosi e rabbini [nata nel 1988] che si propongono di lottare perché l’anima vera dell’Ebraismo, quella che difende i diritti umani, ritorni a prevalere in Israele. Asherman, nel 2003, è stato arrestato per aver incitato i cittadini a ribellarsi alla costruzione del muro di divisione dai palestinesi e all’abbattimento ingiustificato delle case arabe. «Adesso aspettiamo di capire e se qualcuno a bordo delle navi ha usato o ha tentato di usare la violenza, perché noi condanniamo tutte le forme di lotta non violente» spiega Asherman, «questo però non deve far perdere di vista il crimine principale: quello contro la popolazione civile di Gaza. E comunque l’assalto a navi straniere in acque internazionali non è il tipo di giustizia che ci aspettiamo da uno stato civile. Adesso ci saranno delle conseguenze, anche se non so ancora quali, ma per evitare altre tragedie come questa bisogna, subito, porre fine all’embargo».




La storia non insegna

Fonte: Autistici Inventati

English version below

Una notte. Una nave. Decine di uomini e donne che vogliono portare aiuto ad altri uomini e donne. Improvvisamente: spari, bombe, elicotteri, assalti, morti (per ora 19), feriti, un massacro. Uno sterminio. Luci ed esplosioni che squarciano il cielo. Grida e sangue innocente. I visi distorti dalla ferocia.
Non è il racconto dell’attacco notturno di una squadraccia contro i partigiani, o quello di un blitz delle SS per scovare ebrei nascosti in territorio tedesco. È la storia di quello che lo Stato di Israele ha appena compiuto contro una nave di aiuti umanitari diretta verso la Striscia di Gaza.
La Freedom Flotilla è stata assaltata e le persone a bordo massacrate. Le ultime di migliaia di vittime della foga omicida dello Stato di Israele.

Non è un videogame. Non è un incidente. È un atto premeditato di prepotente violenza per mandare un segnale a tutti coloro che non accettano la dittatura di Tel Aviv, che non accettano che milioni di persone siano rinchiuse da anni in un lager a cielo aperto. Senza cibo. Senza medicinali. Senza libertà.
Allo Stato di Israele e a molti dei suoi cittadini e sostenitori la storia non insegna nulla. Un terribile rovesciamento della storia in cui i protagonisti del più grande genocidio si rendono protagonisti a loro volta dell’oppressione e dello sterminio lento e inesorabile di un intero popolo.

La strage della Freedom Flotilla deve riportare Israele e i suoi sostenitori nella storia. E ognuno di noi deve agire perché non si torni più indietro. Torniamo a riempire le piazze. Torniamo a gridare il nostro dolore e la nostra rabbia. Torniamo a vivere la rivolta.

In ogni città. In ogni strada. In ogni quartiere.
Intifada.
Per non dimenticare tutte le vittime del regime israeliano.
Libertà per il popolo palestinese.

Il collettivo di A/I
autistici.org
inventati.org
noblogs.org

Aggiornamenti su: Italy Indymedia
Mobilitazioni: Forum Palestina


History Will Teach Them Nothing

A ship in the night. Dozens of men and women who are trying to bring relief to other men and women. All of a sudden: shootings, bombs, helicopters, assaults, victims (19 so far), wounded people, a massacre. A holocaust. Blinding lights and sky-piercing explosions. Shouting and shedding of innocent blood. Faces twisted by cruelty.

We are not recalling a night ambush by a death squad to a group of partisans, nor of a blitz by the SS to uncover a family of Jews hiding in the German territories during WW2. We are reporting the crime which the State of Israel has just perpetrated against a humanitarian ship heading towards the Gaza Strip.
The Freedom Flotilla has been assaulted and people onboard slaughtered. And they are just the latest in a list of thousands and thousands victims killed by the Israeli government’s murderous frenzy.

This is not a videogame. This wasn’t an accident. It was a deliberate act of overbearing violence to send a message to those who don’t accept Tel Aviv’s dictatorship, who cannot tolerate that millions of people have been closed for years in an open air concentration camp. Without food. Without medicaments. Without freedom.
For the State of Israel and many of its citizens and supporters, history has had no lessons. A terrible historical irony has turned the victims of the most horrifying genocide ever into the persecutors responsible of the oppression and gradual extermination of a whole people.

The massacre of the Freedom Flotilla must bring Israel and its supporters back into history. An we must all pass to action so that this process can’t be reversed anymore. Let’s march into the streets. Let’s cry out our pain and our outrage. Let’s rebel, again, and again.

In every city, in every neighbourhood, in every street.
Intifada.
So that the victims of the Israeli regime aren’t forgotten.
Freedom for the Palestinian people.

A/I’s collective
autistici.org
inventati.org
noblogs.org

Updates from Flotilla solidarity demo




Possono sparare tutto l’anno!!

Vignetta di Vauro Senesi contro la cacciaCon l’approvazione al Senato dell’emendamento del senatore Giacomo Santini – per la cronaca ex giornalista sportivo specializzato in ciclismo, quindi noto esperto di ecologia, animali, scienze naturali etc etc – al disegno di legge 1781, la cosiddetta “legge comunitaria 2009″ – sarà possibile per le Regioni allungare la stagione di caccia senza limiti. Tutto questo all’interno di un disegno di legge, il 1781 appunto, che ha come scopo l’attuazione in Italia alle normative dell’Unione Europea. Normative che, al contrario, mirano a proteggere la fauna!!

La cosa divertente (si fa per dire …) di questa ennesima porcheria, è che ha suscitato divisioni all’interno dello stesso PDL, nelle persone della ministra Prestigiacomo, che si dovrebbe occupare di Ambiente, e di altri parlamentari.

Il centro – “sinistra” ha votato contro all’intero articolo.

Sul piede di guerra tutte le associazioni ambientaliste ed animaliste, che giustamente parlano di “situazione di estrema emergenza“.

Di seguito un po’ di link:

E dopo il salto il comunicato della LIPU

AMICI DELLA TERRA, ANIMALISTI ITALIANI, ENPA, FARE VERDE, GREENPEACE, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU – BIRDLIFE ITALIA, MEMENTO NATURAE, NO ALLA CACCIA, OIPA, ASS. VITTIME DELLA CACCIA, VAS, WWF ITALIA

COMUNICATO STAMPA

CACCIA, IRA DELLE ASSOCIAZIONI PER L’APPROVAZIONE DI CACCIA NO LIMITS.

“Decisione vergognosa. Presi in giro milioni di italiani. Ora risposte da Ronchi e Berlusconi”.

Comincia la mobilitazione per battaglia epocale alla Camera

“Ciò che è accaduto oggi in aula del Senato ha del vergognoso nei confronti dell’Europa, che è stata bellamente raggirata, ma soprattutto della natura e dei cittadini italiani, a cui qualcuno dovrà spiegare che la caccia e i fucili vengono prima di tutto”.

E’ la dichiarazione a caldo delle associazioni all’approvazione dell’articolo 38 della legge Comunitaria che, tra le altre cose, cancella i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.

“E’ stato ignorato il parere negativo del Ministero dell’Ambiente, che specificava come l’articolo peggiorava anziché risolvere la situazione di infrazione in cui l’Italia si trova sul tema caccia. E’ stato ignorato il parere negativo dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia. Sono stati ignorati e anzi dimenticati i pareri negativi dati dalle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo, a partire dal ministro Ronchi, che aveva già bocciato un identico emendamento nel recente passato. E tutto questo per assecondare una minoranza di cacciatori non ancora contenti di poter cacciare cinque mesi all’anno, per giunta facendo ingresso nei terreni privati.

“Il risultato è che con questo emendamento, qualora dovesse essere confermato dalla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l’aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone.

“Per non parlare degli altri aspetti, solo apparentemente marginali, comportati da questa pessima norma: il carattere giuridico dato alla guida europea sulla caccia (con il rischio-certezza di un vero e proprio corto circuito tra norma e interpretazione e il caos giuridico che ne conseguirà) o l’assenza di qualsivoglia intervento sul grave problema delle deroghe di caccia alle specie protette.

“Insomma una situazione disastrosa e imbarazzante, resa persino beffarda dall’approvazione di un subemendamento presentato come “soluzione” ma che non cambia di una virgola la sostanza e la gravità della norma approvata e sul quale, a leggere le ultimissime agenzie, persino il ministro Prestigiacomo dichiara di aver subito un raggiro.

“Ora si dovrà spiegare il perché di questa incredibile scelta a quel 90% di italiani che respingono ogni idea di allungamento della stagione venatoria. E dovranno farlo in prima istanza il ministro Ronchi, che si è assunto la responsabilità di una scelta così clamorosamente sbagliata, e il Presidente Berlusconi, cui 150 associazioni di cittadini, professionisti, ambientalisti, animalisti hanno oggi chiesto invano un intervento risolutore.

“Ma una cosa è certa. La battaglia alla Camera, per cui comincia da subito la mobilitazione, sarà epocale”.

Parma, 28 gennaio 2010




No al crocefisso nelle aule scolastiche

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, con la sentenza n. 30814 depositata oggi, ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni».

Secondo la Corte il crocefisso ha prevalentemente un significato religioso e come tale viene percepito dagli allievi di ogni età. Un senso che può essere confortante e incoraggiante per gli scolari religiosi ma che è in grado di turbare a “livello emozionale” chi professa un altro credo, in particolare chi fa parte di una minoranza religiosa, o semplicemente è agnostico. La laicità dello Stato non si deve dunque limitare alla volontarietà dell’insegnamento della religione cattolica ma deve estendersi anche al divieto di praticare riti o esporre simboli legati a qualunque religione o all’ateismo. L’esposizione del crocefisso non può essere dunque, conclude la Corte, essere giustificata né dalla richiesta dei genitori cattolici né, come ha sostenuto il governo italiano, dalla necessità di un compromesso con le parti politiche di ispirazione cattolica.

I giudici di Strasburgo negano che l’esposizione nelle aule di un simbolo che è ragionevole associare alla religione maggiormente praticata nel Paese possa contribuire al pluralismo educativo essenziale a una società democratica.

I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

Standig ovation!!!!

Fonti:

Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Repubblica, il manifesto, (ami)




Per la libertà di Alfonso Sastre. Per la libertà in Europa

di Valerio Evangelisti, via Carmilla on line ®.

AlfonsoSastre2.jpg

Un atto di inaudito autoritarismo si è compiuto in Spagna. Dopo avere posto fuorilegge numerosi partiti baschi ritenuti copertura di Batasuna il raggruppamento considerato braccio politico dell’ETA, posto nell’illegalità nel 2003, il Tribunale Supremo spagnolo ha il 16 maggio messo al bando, ed escluso delle imminenti elezioni europee, la lista Iniciativa Internacionalista – La Solidaridad entre los Pueblos.

In questo caso non si trattava di un partito basco, bensì di una coalizione di piccoli gruppi asturiani, catalani, cantabrici, aragonesi ecc., e naturalmente baschi rappresentanti le regioni della Spagna che tendono all’autonomia e, in qualche caso, all’indipendenza. Nell’ambito, comunque, di un’Europa-nazione dai confini più ampi dello Stato spagnolo, e in un quadro programmatico esplicitamente anticapitalista.

In pratica non esistevano prove che collegassero Iniciativa Internacionalista a Batasuna, e meno che mai all’ETA. L’unico legame era la presenza, in testa alla lista, di Alfonso Sastre, uno dei maggiori drammaturghi spagnoli, se non il più grande in assoluto. Fervido antifascista, autore di battaglie epiche, sotto il franchismo, per fare rappresentare i suoi drammi, tra gli animatori della rinascita culturale della Spagna. Ma cosa lega Sastre – oggi trattato dall’intellettualità spagnola come un appestato, e dai media ancora peggio – all’ETA e a Batasuna?

Anzitutto il fatto di abitare, lui madrileno, nei Paesi Baschi, e di avere finito per simpatizzare con le istanze di quel popolo. Poi l’avere per moglie Eva Forest, anche lei scrittrice, implicata marginalmente, alla fine degli anni Settanta, in un attentato dell’ETA e incarcerata per tre anni anche Sastre rimase in prigione alcuni mesi. Infine, l’avere accettato di candidarsi, nel 2008, per il partito ANV Acción Nacionalista Vasca, una formazione esistente fin dal 1930, indipendentista di sinistra. Messa fuorilegge, più di settant’anni dopo la fondazione, quale improbabile “paravento” di Batasuna.

L’ultraottantenne scrittore, di cui nessuno saprebbe indicare con prove alla mano i vincoli con l’ETA, diventa così oggetto di odio e di aggressione mediatica specie da parte di colleghi come Fernando Savater, e costretto al silenzio. La lista che lo aveva candidato è cancellata. Le opere di Sastre si pubblicano all’estero ma non in Spagna. Il drammaturgo si ritrova a vivere nella stessa condizione patita durante il franchismo, questa volta sotto il socialista Zapatero, ritenuto esempio di buongoverno da tanta parte della sinistra italiana.

Sono molte le virtù della Spagna odierna, ma una fa difetto alla sua classe politica: l’acume (cosa di recente rimarcata da Sarkozy in Zapatero, in una gaffe degna di Berlusconi). L’Inghilterra del non brillante Blair ha capito che, per discutere con l’IRA il suo disarmo, bisognava lasciare al movimento repubblicano irlandese un’espressione politica (il Sinn Fein). La Spagna non lo ha compreso, e un mese sì e un mese no mette fuorilegge qualche partito basco “scomodo”. Ha persino ignorato una proposta di conciliazione, rivolta ai compagni, proveniente dai militanti dell’ETA rinchiusi nelle prigioni. Così facendo tiene premuto il coperchio sulla pentola in cui l’acqua bolle. L’esito è prevedibile.

Sastre-LaDeriva.jpgPer chi guardi da fuori, l’imperativo è di non seguire l’esempio. E di cercare di liberare Alfonso Sastre dall’isolamento cui uno sciame di cavallette colleghi scrittori, politicanti, giornalisti, poliziotti, giudici, commentatori televisivi ecc. lo vorrebbe costringere. La sua opera appartiene al mondo, e il mondo lo deve sottrarre alla sua prigione. Senza sbarre, ma pur sempre prigione.

PS. Per conoscere Alfonso Sastre e la sua intelligenza, il pubblico italiano ha a disposizione un solo libro, smilzo ma prezioso: La deriva degli intellettuali, Datanews, 2005, pp. 70, € 9,00.

Pubblicato Maggio 18, 2009

Aggiornamento: una buona notizia

di Valerio Evangelisti, Pubblicato il 23 Maggio 2009

AlfonsoSastre.jpgUna notizia estremamente positiva giunge dalla Spagna. Il Tribunale Costituzionale ha smentito il Tribunale Supremo, e autorizzato all’ultimo minuto il partito Iniciativa Internacionalista – La Solidariedad entre los Pueblos a partecipare alle elezioni europee (vedi qui la nostra denuncia). Ha constatato ciò che era ovvio: non esistono elementi che provino che Iniciativa Internacionalista (coalizione di raggruppamenti regionali dell’intera Spagna) fosse in qualche modo vincolata a Batasuna, partito fuorilegge.
Del resto, nessuno dei candidati di I.I. era basco o vincolato all’ETA. L’accusa, sostenuta con veemenza dal ministero spagnolo degli interni e da intellettuali, come Fernando Savater, che hanno abdicato al loro ruolo per farsi cani rabbiosi, si basava sulla sola candidatura di Alfonso Sastre: il maggiore drammaturgo di lingua ispanica, madrileno ma residente nei Paesi Baschi, vagamente implicato in attività dell’ETA negli anni Settanta (soprattutto per via della moglie, la scrittrice Eva Forest, messa in carcere per tre anni dal franchismo morente).
Tutto è bene ciò che finisce bene. Sta di fatto che la Spagna dovrebbe concedere un’espressione politica al nazionalismo basco, se vuole avere un interlocutore con cui dialogare per comporre il conflitto.

Qua, per chi conosce lo spagnolo, un riassunto del caso.




Contro i brevetti sul software

Introduzione

La nostra petizione mira a unire le voci preoccupate di singole persone, associazioni ed aziende d’Europa, e chiede ai nostri politici in Europa di fermare i brevetti sui software introducendo una legislazione nuova e più chiara.

Il sistema dei brevetti è usato in modo scorretto per limitare la concorrenza per il vantaggio economico di pochi, ma non riesce a promuovere l’innovazione. È meglio che il mercato del software sia completamente libero dai brevetti: una sana concorrenza spinge gli operatori del mercato all’innovazione.

Le sentenze dei tribunali europei ammettono ancora, in molti casi, la validità dei brevetti sui software assegnati dagli uffici brevetti nazionali e dall’Ufficio europeo dei brevetti (UEB), che sono sottratti a qualsiasi controllo democratico. Questi uffici continuano non solo ad assegnare brevetti, ma anche ad esercitare pressioni lobbistiche. Il sistema dei brevetti versa oggi in profonda crisi, ma essi non sono in grado di riformarlo e anzi, con la loro politica d’assegnazione lassista, continuano a mettere a rischio molte aziende europee.

Nel 2005 la Commissione è sembrata più attenta agli interessi delle grandi multinazionali che non a quelli delle piccole e medie imprese europee, le quali costituiscono la principale forza d’innovazione tecnologica dell’Europa. Il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sulla brevettabilità dei software, ma non ha il potere di avviare iniziative legislative.

Considerazioni

Studi

Un grande numero di seri studi scientifici ed economici giustifica l’abolizione dei brevetti sul software.

Copyright per il software, ma nessun brevetto

Gli autori di software sono già protetti dalla legge sul diritto d’autore, che permette ad altri di proseguire l’innovazione nello stesso campo generando una salutare competizione, ma questa protezione è minacciata dai brevetti sul software. È fin troppo facile violare un brevetto sul software del tutto inconsapevolmente. Le aziende produttrici di software non hanno bisogno dei brevetti per innovare: debbono anzi esser protette dai detentori di brevetti il cui fondamento legale sia poco chiaro.

Querele invece di innovazione

I brevetti software falliscono proprio in ciò che sarebbe il loro scopo legittimo: favoriscono il proliferare delle azioni legali a scapito dell’innovazione, annullando la propria stessa giustificazione democratica; costringono i produttori di software a sprecar denaro per seguire pratiche burocratiche e cause legali e per eludere le pretese sul software di dubbio fondamento – denaro che sarebbe meglio speso per la ricerca applicata. Così i proprietari di brevetti sul software, che non sempre sono anche produttori di software, hanno modo di esercitare uno sleale controllo del mercato.

Errori americani

Negli Stati Uniti si spendono ogni anno miliardi di dollari per cause legali sui brevetti software, cause che non coinvolgono soltanto le aziende produttrici di software, ma anche aziende d’altro tipo, solo perché hanno un sito web. È ciò che sta cominciando ad accadere anche in Europa: occorre evitare che questo errore si ripeta qui.

Noi chiediamo con forza ai nostri legislatori:

  • di far approvare, in materia di brevetti, una legislazione nazionale meglio formulata, che escluda qualsiasi brevetto sui software;
  • di far decadere tutte le concessioni dii brevetti che possano essere violati dal software installato su apparecchi programmabili;
  • e inoltre di adoperarsi perché tale normativa sia adottata anche a livello europeo, a cominciare dalla Convenzione europea sui brevetti.
individualFirma come singola persona companyFirma come azienda
associationFirma come associazione company groupFirma come gruppo di aziende