Elezioni ad Arcidosso: SEL e la Geotermia

Immagine di Arcidosso
Arcidosso

Si torna a parlare di Monte Amiata – nello specifico di Arcidosso – e di elezioni amministrative. Che MAI come quest’anno sono legate alla questione “Geotermia“, chiaro sintomo che il lavoro fatto dai comitati in questi anni ha avuto un successo direi quasi insperato, per i comitati stessi. Successo che, evidentemente, da parecchia noia agli amici della Geotermia – cioè il Pd – e agli amici degli amici, nello specifico di questo articolo a SEL.

Stamani vado al bar a bermi un caffè e, sfogliando il giornale, cosa non ti leggo nella pagine amiatine del Tirreno?

Arcidosso, rotta la bacheca Sel «Per il patto col Pd»

ARCIDOSSO Atto intimidatorio nei confronti di Sel di Arcidosso, a causa dell’alleanza del partito di Vendola con il centro sinistra? Un atto di violenza legato alla “battaglia geotermica?”. «Un atto che non deve essere tollerato, né sottaciuto, tanto violento quanto vigliacco, tipico di chi vuole intervenire in maniera violenta senza dichiararsi in prima persona», dichiara il coordinatore di zona di Sel Michele Nanni. Durante la notte del Venerdì Santo, infatti, è stata danneggiata la bacheca informativa di Sel, collocata ad Arcidosso all’accesso del parco del Pero. Lo sportello è stato divelto e probabilmente, a giudicare dai segni di effrazione presenti, il “lavoro” è stato fatto con un piede di porco. Lo sportello in ferro e vetro di sicurezza, di un certo peso e ingombro, è stato portato via. E con esso i manifesti informativi. Nanni ha sporto denuncia ai carabinieri di Arcidosso, lo stesso lunedì ed è ancora sbalordito dell’accaduto. «È da più di due anni che la bacheca è presente sul corso – spiega Nanni – e questa è la prima volta che succede una cosa del genere. Il danneggiamento è avvenuto dopo l’affissione dei manifesti della lista civica “Arcidosso comunità viva”, in seguito cioè all’alleanza con il Pd per le amministrative di Arcidosso, per cui potrebbe trattarsi di un atto intimidatorio nei confronti della scelta politica di Sel: ecco perché il gesto preoccupa molto più del fatto in sé», afferma Nanni. Un sospetto che, se confermato, sarebbe gravissimo.

Ora si arriva al climax, in cui l’alleanza Bonelli(autora dell’articolo; la “voce” del Tirreno sul Monte Amiata; cioè la voce del Pd)-Nanni arriva a dare il meglio di se, attenzione:

Ma non è l’unico che Nanni ha circa quest’episodio. «Non c’è dubbio – prosegue il coordinatore di Sel – che lo scontro politico sia arrivato a livelli mai visti SOPRATTUTTO SUL TEMA DELLA GEOTERMIA. Negli ultimi anni si sono viste partecipare alla “lotta contro la geotermia” PERSONE VENUTE DA FUORI, che niente hanno a che fare con la storia pacifica degli abitanti del paese, e che ormai siano stati TRASCINATI VERSO QUESTO APPROCCIO VIOLENTO anche cittadini locali. Mi riferisco al linguaggio adottato, alle insinuazioni e agli attacchi quotidiani presenti sulla rete, ma anche alla STRISCIANTE ATTIVITÀ QUOTIDIANA CHE CONSISTE NEL FOMENTARE GLI ANIMI».

Ora, un lettore di cultura normale, leggendo quanto sopra cosa desume?

Che è stato perpetrato un vile et violento attacco nei confronti di SEL; che questo è accaduto perché loro si sono accordati con il PD; e che – SOPRATTUTTO – cioè è avvenuto perché da qualche tempo dei loschi figuri, che vengono da fuori (extracomunitari? zingari? comunisti? tutt’e’tre?) hanno e stanno fomentando gli animi dei pacifici amiatini (che, come insegna la storia, non hanno MAI avuto atteggiamenti di ribellione verso il potere costituito, MAI!), di nascosto, ovviamente. E che il principale ambito in cui cercare questi sobillatori – capito brigadiere? – è quello della (aperte virgolette) lotta contro la geotermia (chiuse virgolette).

Giusto?

Sia mai! Il Nanni non suggerirebbe MAI queste cose al brigadiere!! Ma scherziamo!!!!!!!

Nanni però ESCLUDE la responsabilità dei comitati antigeotermici: «Ci tengo a precisare – afferma – che non credo ci siano responsabilità da parte dei comitati, né di alcun componente, organizzatore o simpatizzante delle altre liste, ma invito anche loro a monitorare la situazione in modo che non si inasprisca ulteriormente». (f.b.).

Figurati se lui pensa che siano stati i cittadini che si battono contro la geotermia, quella splendida tecnologia che ha portato sull’Amiata ad una mortalità per tumore superiore del 13% rispetto al resto dei comuni NON geotermici e del resto della Toscana. Naaaa, ma scherziamo?!

Ecco, questo articolo, a parer mio, è meglio di tante discussioni e discorsi su cosa sia SEL oggi, non solo sull’Amiata, ma nel paese intero. E il Nanni li rappresenta compiutamente, al meglio.

PS
Quella SEL e quel Nanni, attivissimi nella formidabile Lista Tsipras

(le maiuscole e i grassetti nel testo sono miei. L’articolo originale si può trovare qui




Sinistra: da dove ripartire. Uno spunto dalle ultime erezioni amministrative

Immagine di un manifesto elettorale di Brescia Bene Comune
Brescia Bene Comune

E’ passato il fine settimana elettorale, sono passati i sondaggi e le analisi dei politici. Di queste ultime mi permetto di citarne due, tratte dai titoli da “il manifesto” di oggi:

  • Grillo: “Ha votato l’Italia peggiore“;
  • Vendola: “Vince l’alleanza senza maschere“.

E rimango basito.

Ma ‘sta gente dove minchia vive?!

Grillo:

avrà anche votato l’Italia peggiore (quindi anche quelli, pochi, che hanno votato te. Complimenti per il rispetto per i TUOI elettori…); ma evidentemente tu sei riuscito nella NOTEVOLISSIMA impresa dell’apparire del tutto uguale a quelli che avresti dovuto combattere, e proprio per quell”Italia migliore”, che giustamente se ne è stata a casa, piuttosto che venire a votare i tuoi servi nei vari comuni.

Vendola:

nonostante i processi e le condanne a Berlusconi; nonostante il suicidio di Grillo e Casaleggio; nonostante la scomparsa, nella maggior parte delle città (a parte Pisa e Siena, dove infatti hanno preso l’8 e il 10%) di qualcosa che anche solo lontanamente possa sembrare di sinistra; nonostante il suicidio trionfale del Pd; nonostante tutto, quando è andata bene avete preso BEN il 2,5/3% degli AVENTI DIRITTO, visto che è andato a votare poco più del 50% degli elettori.

E osi usare il termine “Vince”?! Vince?!?!?! E voi sareste quelli di “sinistra”, quelli della “partecipazione”, quelli “democratici”, e pensate di “aver vinto” quando metà della popolazione NON È ANDATA A VOTARE!?!

Poi, però, vai un po’ a vedere qualche dettaglio e scopri che:

  • Pisa, dove ha votato il 57% delle persone contro il precedente 80%, Francesco “Ciccio” Auletta con la sua lista “Una città in comune” ha preso l’8,08%;
  • Siena, dove ha votato il 68% contro il 76% delle precedenti erezioni, Laura Vigni di “Sinistra per Siena” ha preso il 10,29;
  • Ancona, dove ha votato il 60% contro il precedente 75%,  Stefano Crispi di “Ancona Bene Comune, ha preso il 9,54%;

Dove si è presentata una sinistra almeno in parte degna di questo nome, con programmi almeno vagamente di sinistra e con una pratica politica almeno in parte votata alla partecipazione delle/i cittadine/i, i risultati ci sono. E non sono manco tanto male.

Non a caso tutte le liste sopra fanno parte di una rete, la rete delle città solidaliche hanno i beni comuni e la partecipazione delle/i cittadine/i al loro centro.

E’ da qui, quindi, che potremmo ripartire? Forse si.

E forse anche dagli errori che sono stati fatti, come a Roma. Come ci racconta Sandro Medici, candidato sindaco della “Reppublica romana”, sempre su “il manifesto” di oggi, a pag. 2:

Sandro Medici/ PER «REPUBBLICA ROMANA» SOLO IL 2,2% DEI CONSENSI

«Penalizzati dall’astensionismo, atto di accusa contro la politica»

di Roberto Ciccarelli

Per Sandro Medici, il bilancio di queste elezioni amministrative è stato molto più che deludente. La sua lista «Repubblica romana» ha preso 7.940 voti (0,77%), superata dalla coalizzata Rifondazione con l’1,14% (11.629 voti). Con il partito pirata, le tre liste hanno preso l’1,99% dei consensi, il loro candidato il 2,2%. «I dati sono quelli che sono – ammette Medici – ma vanno contestualizzati. Il bisogno di liberarsi di Alemanno che ha massimizzato i voti a sinistra e l’astensione che ha colpito tutti. Nei miei confronti poi i grandi mezzi di comunicazione hanno imposto una censura. Nonostante i nostri limiti organizzativi, con 14 mila euro spesi per la campagna elettorale, in un mese e mezzo siamo riusciti a dare un segnale».

Non ti sembra che uno dei limiti di questa esperienza sia stato quello di non riuscire a dimostrare di essere diversi dalla sinistra radicale?

Questo è il limite più grande. L’astensionismo ha penalizzato il voto dei 5Stelle, colpendo il Pd che ha dimezzato i voti dal 2008 e Alemanno. “Repubblica romana” non è stata in grado di intercettare pressoché nulla. Nonostante gli sforzi, i contenuti, i linguaggi, che abbiamo sperimentato oggi ci troviamo in una difficoltà di traiettoria. Il problema è nostro.

L’esponente del Pd Goffredo Bettini sostiene che a Roma i vincitori di queste elezioni siano il Pd e Sel. Che cosa ti ha portato a schierarti contro questo asse dopo 10 anni di governo del X municipio con il centrosinistra?

Mi sono schierato contro un modello amministrativo che stava dentro il quadro delle compatibilità. Anche in campagna elettorale non ho sentito un ragionamento contro il patto di stabilità, la rendita del patrimonio, l’austerità. Nel mio piccolo ho cercato di distinguermi, ma mi sono ritrovato escluso. La densità critica che ho cercato di rappresentare è stata interpretata come uno stridore insostenibile. A Roma, ciò che ha vinto è stato il bisogno prorompente di chiudere la stagione di Alemanno che si è manifestato con il ripristino di un’alleanza che nel frattempo non esiste più a livello nazionale. L’alleanza tra Pd e Sel si è rotta a causa dello spostamento imbarazzante del Pd verso posizioni moderatissime, compatibili con lo scenario europeo dell’austerità, l’elezione del Presidente della Repubblica e il sostegno al governo delle laghe intese.

Perché allora questa alleanza tiene a Roma, a Pisa e in altre città?

La situazione è diversificata, ma in generale non è escluso che il Pd stia pensando ad una strategia del doppio livello come faceva il partito socialista negli anni Ottanta. Allora i socialisti stavano al governo con la Dc, mentre con il Pci facevano le giunte rosse. Oggi i democratici stanno al governo con Berlusconi, mentre sul locale tengono in piedi l’alleanza con Sel.

Che interesse avrebbe Sel ad appoggiare questa politica?

A mantenere in piedi artificialmente un’alleanza che ha come discriminante la chiusura a sinistra. E che nessuno si azzardi a proporsi in maniera autonoma e indipendente.

Repubblica romana è andata male mentre le altre liste della «rete delle città solidali» a Pisa, Siena o Ancona hanno avuto tra l’8% e il 10% dei voti. Come lo spieghi?

Con il fatto che una parte del mondo associativo romano ha fatto una scelta di internità e di utilizzo del centrosinistra. Tuttavia, i veri voti mancanti per noi sono stati quelli dell’astensione. Questo è stato il limite maggiore della nostra operazione. L’astensionismo a sinistra è portatore di una critica che non guarda in faccia a nessuno, che tende a valutare tutti allo stesso modo, anche chi invece si sforza di proporre prospettive diverse. La definirei una rassegnazione attiva. Può sembrare un ossimoro, ma interroga crudelmente tutta la politica. È un atto di accusa tremendo.

Il voto di Roma verrà usato dal governo Pd-Berlusconi per legittimare le larghe intese anche oltre il 2015. Credi che ci sia spazio per una politica contro l’austerità?

Apparentemente questa possibilità non c’è. I nostri risultati non sono così squillanti da prospettare la costruzione di un polo di sinistra. Allo stesso tempo sono convinto che non annullino questa possibilità. Siamo ancora in una fase di transizione, e non è detto che porti ad esiti diversi.

Continuerai a fare politica e in che modo?

Si, pensiamo di tenere in vita questa esperienza che ha avuto un suo rilievo in città, per la passione di chi l’ha animata e per la splendida relazione che abbiamo avuto con il mondo della cultura indipendente a Roma che è una parte creativa di questa città. Ci tengo a coltivare questa pianticella.

(I corsivi sottolineati nel testo sono miei).

Quello che dice Medici, di Roma, è assolutamente interessante. E non succede solo a Roma. Ma su Roma c’è un’altra interessantissima analisi, quella del giovane economista Davide Di Laurea fa sul suo blogStampella rossa e rafanielloche racconta benissimo, con acume e senza mezzi termini, quel che Medici accenna nella sua intervista sopra, cioè “il fatto che una parte del mondo associativo romano ha fatto una scelta di internità e di utilizzo del centrosinistra”. La stampella rossa, appunto.

Questi esempi, nel bene e nel male, ci dicono qualcosa, ci danno uno spunto per provare ad iniziare a costruire un percorso che potrebbe portarci, tra parecchio tempo – guai ad avere fretta, a questo punto: scorciatoie non ce ne sono – a tornare ad avere una sinistra degna di questo nome.




Disintossicatevi!

Immagine di una manifestazione di Indignados spagnoli
Indignados

Per l’ennesima volta mi ritrovo completamente d’accordo con Gigi Sullo e il suo recente articolo “Io rifiuto il voto.

In particolare quando dice:

non votare significa prima di tutto disintossicarsi. Rinunciare alla droga che stabilisce i tempi della società, scandendoli con gli eventi elettorali, ogni volta presentati come ultimativi, un’emergenza, un’urgenza; vuol dire disertare dall’auto-costrizione alla concorrenza individuale e alla gerarchia dei “leader”; scrivere una agenda sociale e politica a prescindere, come diceva Totò; riconoscere i veri poteri, ormai nemmeno più tanto nascosti dietro quelli vecchi e svuotati. Ma, più difficile di tutto, significa fare il primo passo per disintossicarsi dallo Stato. Rinunciare alla (finta) ingenua convinzione – così forte nel movimento teatrale, in senso letterale, capitanato da Beppe Grillo – che basta sostituire i cattivi politici con buoni politici, o con gente comune, per ottenere che le istituzioni si depurino, ridiventino quel che in effetti non sono mai state, o mai del tutto: espressione della volontà popolare dotate del potere di rovesciare la dittatura.

Ecco, appunto.

Ma disintossicarsi non può essere semplicemente non andare a votare,perché vorrebbe dire cedere, lasciare definitivamente il campo alla politica dei professionisti, che poi è proprio quello che vogliono. Disintossicarsi significa smettere di assimilare voto = politica e ricordarsi, capire, che non può esserci politica senza partecipazione, e che partecipazione può essere solo se quotidiana. Partecipazione è sinonimo di politica, se per politica si intende, dal greco, che attiene alla città. Per i greci la città era la comunità degli uomini liberi, i soli che potessero – dovessero – occuparsi della cosa pubblica, dell’amministrazione della cosa pubblica, della comunità quindi, in maniera democratica – e cioè governo a cui prendono parte diretta i cittadini.

Se vogliamo effettivamente disintossicarci; se veramente vogliamo liberarci dall’odierna classe politica oligarchica che ci governa, portandoci velocemente verso il baratro, l’unica strada che abbiamo è di prendere nelle nostre mani il nostro destino e tornare ad essere cittadini – e non più sudditi e consumatori – occupandoci direttamente ed in prima persona della cosa pubblica. Che non significa nulla di grosso o di difficile, se non di tornare a fare delle nostre città, dei nostri paesi, dei nostri quartieri delle comunità di persone che si conoscono, si relazionano e decidono insieme.




Cambiare si sarebbe potuto

Immagine di Ingroia presenta il simbolo
Ingroia presenta il simbolo elettorale

Parafraso l’articolo di Pierluigi Sullo su Democrazia Km0 – articolo che condivido in toto, punteggiatura compresa – e faccio pure un passo in più, faccio outing:

questi di “Cambiare si può” mi avevano incuriosito come non mi capitava da anni sulla scena della politica istituzionale di sinistra. Mi piaceva il metodo, prima i tutto, cioè il voler costruire un’aggregazione elettorale dal basso, in cui non fossero i soliti noti a decidere tutto (parecchio si, ovviamente, ma non tutto. E non è poco!), in cui si tentasse, nei limiti del possibile (limiti legati al contesto ed ai tempi), un percorso orizzontale (no, non si parla di sesso …) e in cui fosse presente, in larga parte, non tanto la “società civile”, che non esiste più, se mai è esistita, ma quella parte di società che negli ultimi 20 anni non si è addormentata ed arresa allo stato di cose presenti, ed ha provato ad opporvisi partendo da una buona dose di autocritica.

Tante cose non mi convincevano:

  • il primis proprio che fosse un’aggregazione elettorale: fosse stata un’aggregazione post-elettorale la mia curiosità sarebbe potuta diventare quasi (non esageriamo) entusiasmo;
  • legata a quanto sopra la presenza della Federazione della Sinistra e, peggio ancora, dell’Italia dei Valori.

Ma a questo punto del disastro italiano – sono convinto che non stiamo vivendo una crisi, ma una condizione ormai stabile che, continuando così, potrà solo peggiorare – ero pronto a “sporcarmi le mani” e, quanto meno, andare a votare (direte, ammazza che sforzo! Vi rispondo, lo sforzo è vostro, visto che IO politica la faccio tutti i giorni e voi SOLO quando c’è da andare a fare uno sgorbio su un’inutile pezzo di carta il giorno delle elezioni e poi ‘un vi si vede più fino alle elezioni successive…).

Ma dato che stiamo parlando di “sinistra” e di elezioni, era matematico che le cose prendessero una piega suicida. E così è stato. Come spiega bene Sullo, con un interessantissimo paragone col movimento Zapatista dal sud del Messico, i Signori della Politica hanno messo le mani anche in questo nuovo tentativo di ripartire del movimento (così come hanno sempre fatto, l’ultima tragica volta nel biennio 2001 – 2003, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutte/i), ANCORA prima che partisse (si sa mai che poi funzionava).

Quindi, io che ero pronto a fare outing stupendo le amiche e gli amici, le compagne ed i compagni annunciano pubblicamente che avrei votato… tac, niente, anche ‘sta volta me ne starò a casa – come sempre ho fatto alle elezioni politiche – e continuerò a cercare di cambiare le cose dal mio piccolo essere un semplice attivista di base. E tanti saluti 🙂