Il manifesto, slow food e la geotermia

la chiocciola logo di slow foodLeggo il manifesto, quotidiano comunista, dal 1988.

Oggi la crisi – cioè la mancanza di soldi – mi ha obbligato a ridurre al minino le spese extra, e il manifesto ne ha pagato le conseguenze come tutto il resto; se poi, non meno importante anzi, ci mettiamo che il giornale non ha avuto quella gran capacità di mettersi “al passo coi tempi”, sia per quel che riguarda il rapporto con i lettori/attivisti, sia per quello che riguarda il nuovo mondo della comunicazione (e si che ne avrebbe anche avuto la passibiiltià, ma si è ben guardato di tentarla, quando poteva); tutto ciò mi ha portato a fare de il manifesto il “giornale del sabato”.

È solo di sabato, infatti, che compro il giornale; il sabato perché è il giorno di Alias, l’inserto settimanale de il manifesto dedicato a cinema, musica ed arte in genere. Un inserto che mi piace molto, soprattutto nella sua parte musicale.

Sabato 3 ottobre compro, come tutte le settimane il giornale e mi metto a leggerlo: sfoglio le prime pagine velocemente (non me ne frega un granché di cinema, tanto meno di festival su quello muto. Sono ignorante, lo so…), e mi imbatto nella prima sorpresa:

l’inserto sull’agricoltura altra, bio, antagonista e via movimentando, curato da nientepopodimenoche Slow Food. Si, quella slow food che nel 2013 firma un’intesa con il Co.Svi.G (Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche, come si può leggere su greenreport.it

un’intesa tra Slow Food Toscana, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e Co.Svi.G (Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche)

come ci racconta Sos Geotermia quell’anno, tanto da spingersi a scrivere una “Lettera aperta a Carlo Petrini e Slow Food” cui non seguì mai alcuna risposta.

Oggi, 3 ottobre 2015 compro il manifesto, apro Alias, e mi trovo l’inserto curato da Slow Food. Ma le sorprese non sono finite, perché nel bel mezzo dell’inserto curato da Slow Food, cosa non ti vado a trovare, con la potenza che solo le immagini sanno dare?? Che cosa?!? Tel chi:

La pubblicità di ENEL sul manifesto riguardo la geotermia

Giustamente non ci poteva mancare il logo di Expo, che quando le cose si fanno, si fanno per bene o non si fanno per nulla! E che diamine!!

Ora, il primo pensiero – quello del “Franco e il bicchiere mezzo pieno” – è “si vabbè, ma perché mai dovrebbero conoscere la questione della Geotermia sul Monte Amiata?” Forse perché sono giornalisti? Perché scrivono su un quotidiano comunista? Perché sono “il quotidiano dei movimenti”, di quelli che “vogliono cambiare lo stato di cose presenti”?

E già, quelli del il manifesto sono giornalisti di sinistra, impegnati, vicini ai movimenti, molti di loro arrivano dai movimenti: chi dal ’77, chi dalla “pantera”, qualcuno forse addirittura da “Genova 2001”.

Ma della geotermia non sanno un cazzo – gli risponde il “Franco che se ne vadano affanculo –  pensano che sia una cosa bella, sana, un’alternativa rinnovabile e rispettosa dell’ambiente.

Mi piacerebbe portargli qualche parente dei 198 morti in eccesso che ci sono stati in dieci anni nei comuni geotermici del Monte Amiata a farci fare du’ chiacchiere, così da informarsi, ai signori giornalisti comunisti di sinistra de il manifesto. Magari poi, invece di farsi fare le pubblicità dai complici di quel che accade sull’Amiata, come ci racconta l’ARS Toscana, già nel 2011: http://sosgeotermia.noblogs.org/2015/06/03/medicina-democratica-analizza-lo-studio-epidemiologico-dellars-piu-ospedalizzazioni-e-198-morti-in-piu-in-10-anni/, ci pensano due volte.

Ecco, a voi un sabato pomeriggio a rosicare, schifato dalla tanta leggerezza e pochezza di cui, oggi – e ormai da tanto, troppo tempo – quella che dovrebbe essere la “sinistra radicale” di/mostra.




Quando il disastro ambientale non ha colpevoli ma complici

Mappa che descrive, graficamente, il rapporto tra Legambiente e SorgeniaLeggo stamani un articolo su il manifesto in cui si commenta la sentenza di ieri sul disastro ambientale causato dalla discarica di rifiuti tossici della Montedison a Bussi, in Abruzzo, in cui tutti i (presunti) colpevoli di questa incredibile vicenda sono stati assolti.

Il commento, giustamente indignato, sottolinea come nel nostro paese, nel 2014 quasi 2015 non ci sia ancora una legislazione degna di questo nome sui reati ambientali, permettendo – tra l’altro – ai responsabili di essere pure ignoranti. Cito:

non c’è il reato di disa­stro ambien­tale, che com­porti la per­ma­nenza del reato fin­ché per­si­stono gli effetti disa­strosi sulla salute umana e sulla com­pro­mis­sione distrut­tiva dell’ambiente. Per cui la pre­scri­zione scatta, ine­vi­ta­bile. Oggi con una variante in più, pro­po­sta sem­bra dall’avv. Seve­rino, già mini­stro della giu­sti­zia, che sostiene che, al con­tra­rio di quanto ci hanno sem­pre ripe­tuto che la legge non ammette igno­ranza, per l’ambiente que­sta igno­ranza sarebbe ammessa e quindi gli impu­tati non sape­vano quel che face­vano!

E – continua saggiamente il commento – questa condizione fa si che il territorio continui ad essere trattato come risorsa infinita da sfruttare, e non come risorsa preziosa e finita senza la quale la vita non è possibile. Una dinamica squisitamente economica, dice il notista – io mi permetto di coniugare diversamente il concetto: dinamica squisitamente capitalistica – e cito:

Que­sta logica va sman­tel­lata alla radice, quando in gioco ci sono inte­ressi col­let­tivi e il futuro di intere comu­nità. Ser­vono nuove poli­ti­che di pre­ven­zione e di gestione vir­tuosa dei beni comuni, certo, ma serve anche il bastone della legge penale con­tro chi si ostina a fare impresa a danno della comu­nità

Dice il nostro che, però, una strada per fare qualcosa ci sarebbe, ed è “il dise­gno di legge 1345, appro­vato lo scorso 26 feb­braio a lar­ghis­sima mag­gio­ranza alla Camera e subito spa­rito nelle sab­bie mobili del Senato”. E conclude con un accorato appello:

Ai sena­tori di que­sta legi­sla­tura il com­pito di dimo­strare al paese intero il loro senso di respon­sa­bi­lità e di lun­gi­mi­ranza, appro­vando in tempi rapidi il Dl già pas­sato alla Camera, con miglio­ra­menti pos­si­bili ma senza stra­vol­gi­menti pre­te­stuosi. Su que­sto siamo a saremo intran­si­genti. Biso­gna dare rispo­ste con­crete a quel paese dimen­ti­cato, che non ha nes­suna inten­zione di abbas­sare la guar­dia e di accet­tare supi­na­mente i dik­tat delle solite lobby. Ognuno fac­cia la sua parte e se ne assuma la respon­sa­bi­lità, noi lo stiamo già facendo per il bene del nostro paese.

Diciamo che mi sono trovato non dico d’accordo, ma almeno non in disaccordo con quanto letto in questo articolo. Certo, la dimensione di chi scrive è, evidentemente, tutta “politicista”: si, ad un certo punto si citano i comitati, ormai nati ovunque (per una bel ragionamento sul ruolo dei comitato nella fase politica odierna suggerisco di leggere questa importante proposta del collettivo di scrittori Wu Ming: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=19913) e – addirittura! – i “cittadini”; ma viene fatto solo per far vedere che quel che dice l’articolista è sostenuto “dalla gente”.

Ma chi è che scrive questo articolo e per conto di chi?

Scrive l’articolo il Sig. Vittorio Cogliati Dezza, “presidente di Legambiente”.

Chi, come me, vive in provincia di Grosseto conosce bene Legambiente, per l’ormai famosa “Festambiente” che si tiene tutte le estati a Rispescia; nota, soprattutto, per i concerti delle famose stars che ne caratterizzano le serate.

Ma per chi si occupa di ambiente in maniera indipendente, sa anche che Legambiente ha come partner nientepopodimeno che Sorgenia, che è l’azienda (attraverso la CIR) del Sig. De Benedetti (il famoso “tessera del Pd n. 1”) e che è, soprattutto, l’azienda che possiede il 39% della centrale elettrica a carbone di Vado Ligure, per cui il Gip del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, ha accolto la richiesta di sequestro della Procura ligure perché

l’ordinanza con cui il Gip ha disposto il sequestro parla di nesso di causalità tra le emissioni, le morti e le patologie. E la prova del disastro ambientale doloso con conseguenza sulla salute dei cittadini starebbe nella rarefazione dei licheni e nell’aumento delle malattie. Secondo la procura di Savona i fumi della centrale hanno causato 442 morti tra il 2000 e il 2007. Per il procuratore Francantonio Granero l’impianto avrebbe causato anche “tra i 1.700 e i 2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini sarebbero stati ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012″.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/11/sorgenia-guai-senza-fine-per-de-benedetti-chiesto-il-sequestro-per-la-tirreno-power/909244/

Ma non è tutto:

Sorgenia fa anche parte della “Rete Geotermica”, che sarebbe (cito):

una rete d’imprese […] che oggi riunisce 16 aziende italiane (non c’è Enel Green Power) titolari di know how, permessi di ricerca e capacità tecnologico-produttive in campo geotermico: si va da Sorgenia a Exergy del gruppo Maccaferri, da Turboden fino a ToscoGeo e Magma Energy Italia, controllate con una quota di maggioranza dallo stesso Gori. La rete associa in pratica l’85% delle aziende che detengono permessi di ricerca geotermica in Toscana e il 50% di quelle che hanno permessi in Italia.

E qui si apre un nuovo entusiasmante capitolo:

Sorgenia (partner, come abbiamo visto sopra, di Legambiente) fa parte di questa famigerata “Rete Geotermica” che, come ci dice l’articolo riportato sopra,

La Toscana rilancia la sua lunga tradizione geotermica […] con una sfida innovativa e ambiziosa: creare una filiera interamente made in Italy per la costruzione di impianti geotermici a ciclo combinato chiuso, senza alcuna emissione in atmosfera e dunque a ridotto impatto ambientale.

Peccato che questa splendida “filiera interamente made in Italy” (che dicendolo in inglese, forse, pare una roba figa, chissà…) sia composta da aziende, come Sorgenia (ricordo, partner di Legambiente), che è responsabile (dice una Procura della Repubblica, cosa da dimostrare ovviamente) “di 442 morti tra il 2000 e il 2007 e […] tra i 1.700 e i 2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini […] per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012″.

Progetto che (cito sempre dall’articolo del Sole 24 Ore):

una volta che la Rete Geotermica avrà messo a punto l’impianto-pilota e aperto la strada alle nuove tecnologie, la filiera made in Italy potrà svilupparsi in patria e fuori. Il Gruppo Graziella ha già programmato gli investimenti dei prossimi cinque anni: 20-30 centrali geotermiche a ciclo combinato chiuso, di “taglia” vicina a 20 megawatt, in Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna.

Tutto questo è confermato dalla stessa Regione Toscana: nel sito di quest’ultima, infatti, si può trovare una bella cartina delle zone geotermiche regionali con segnati le “concessioni di ricerca”, cioè i permessi di ricerca dati ad aziende che cercano la risorsa geotermica. Eccola:

La mappa delle concessioni di ricerca geotermica in Toscana

Quello che si vede da questa cartina (sul sito della Regione è disponibile una versione cliccabile, con tanto di menù in cui si vede il nome del concessionario ed altre informazioni utili) è che le zone geotermiche toscane (la zona nord, nel pisano e la zona sud, il Monte Amiata) sono state completamente date in concessione, escluse le zone di competenza dell’ENEL (che da decenni fa geotermia sull’Amiata, con grossi problemi per i cittadini, ci dicono gli amici di Sos Geotermia).

Di queste concessioni di ricerca almeno 6 sono di Sorgenia (Legambiente)

Ma di cosa stiamo parlando, quando diciamo “le zone geotermiche toscane”? Stiamo parlando di una zona – quella nord, nel pisano – che ormai da decenni è diventata “monocultura”: lì si fa solo geotermia, si campa (si fa per dire) di quello e altro non si vuole.

Nella zona sud, invece, si parla del Monte Amiata. Il Monte Amiata ha tutta una serie di caratteristiche veramente interessanti, sia dal punto di vista fisico-geologico, che dal punto di vista storico-culturale, che dal punto di vista economico.

L’Amiata è un vulcano spento; è sede dell’ex miniera di mercurio più grande d’Europa; è il bacino idrico più importante del centro Italia (quello del Fiora, che serve 700.000 cittadini, tra le provincie di Grosseto, Siena e Viterbo).

L’Amiata è una montagna, d’inverno si scia; è una zona famosa per le sue acque fin dai tempi degli Etruschi; Etruschi che vi hanno lasciato, con i Romani, reperti archeologici preziosi. È meta turistica amata da molti, perché – oltre ad essere una terra di bellezza straordinaria, anche per il suo carattere un po’ “selvaggio”, a differenza della vicina Siena, tutta curata e laccata che pare la Svizzera (un po’ di sano campanilismo, suvvia!) – è anche vicinissima a località turistiche famose e ricercate in tutto il mondo: la già citata Siena, e l’ancora più vicina Montalcino con la sua Val d’Orcia, che è a meno di un’ora di macchina; Firenze e il Chianti, a meno di due ore di macchina; il lago di Bolsena, nel viterbese; Roma, che è a meno di 3 ore di macchina. In un’ora o poco più si arriva al mare, in zone come Talamone, il Parco dell’Uccellina, Punta Ala, e via discorrendo.

L’Amiata è terra di qualità agroalimentare: l’oliva seggianese e il suo dop; il vino Montecucco e il suo doc; la castagna dell’Amiata e il suo IGP; solo per dirne alcune, ben lontani da qualsiasi completezza. L’Amiata è anche confine diretto con la Val d’Orcia, la terra di Montalcino e del Brunello (c’è bisogno di spiegazioni?).

Bene, proprio qui, tra la Val d’Orcia e il Monte Amiata, è stata presentato il primo Progetto di centrale geotermica (il progetto si chiama “Montenero”, dal nome del paese vicino al quale dovrebbe sorgere questa centrale. Il nome completo del paese è, Montenero d’Orcia, tanto per capire di cosa stiamo parlando) di un’azienda facente parte la Rete geotermica (di cui sopra): la Gesto Italia srl (società a socio unico, capitale sociale 10.000€) ha presentato un progetto per la costruzione di una centrale geotermica da 5 MGW (una bellezza alta 11m, larga 84, lunga oltre 110) da farsi tra le olive dop, i vigneti doc e le castagne igp.

La cosa ha scatenato la reazione di tutta le popolazioni locali: cittadini, aziende, associazioni di categoria, intellettuali e – almeno all’apparenza – anche tutte le amministrazioni locali (attenzione: il progetto di cui stiamo parlando, quello generale della Rete geotermica, ha come sponsor principale la Regione Toscana, governata dal Pd; tutte le amministrazioni locali di cui stiamo parlando, dalla Provincia a l’ultimo dei comuni, sono pure loro governate dal Pd. De Benedetti, il Sig. Sorgenia è – come dicevo sopra – il famoso “Sig. tessera del Pd n. 1”; storico Presidente di Legambiente, Ermete Realacci, è Presidente della Commissione ambiente del Parlamente, Pd. Tanto per non fare confusione) hanno urlato NO a questo progetto, e ormai ogni comune ha il suo comitato contro questo mostro che vogliono costruire nel bel mezzo dello splendore descritto sopra. I più attivi, ad ora, sono:

Altri ne stanno nascendo in tutti i paesi della zona.

Quindi, ricapitoliamo:

sul manifesto di oggi il Sig. Cogliati Dezza attacca la sentenza che assolve Montedison dal disastro ambientale di Bussi (Abruzzo). Lo fa dall’alto del suo essere Presidente di Legambiente. Peccato che Legambiente è:

  • parner di Sorgenia;
  • Sorgenia (della CIR di Debenedetti, tessera Pd n. 1) possiede il 39% della centrale elettrica di Vado Ligure, chiusa perché “i fumi della centrale hanno causato 442 morti tra il 2000 e il 2007”;
  • Sorgenia fa parte della “Rete geotermica” che vuole fare 20 – 30 centrali geotermiche in Toscana, Umbria e altrove (sollevando la rivolta popolare, la prima delle quali
  • la centrale “Montenero”, tra la Val d’Orcia e l’Amiata, in provincia di Grosseto, patria di Legambiente, tanto per “quadrare il cerchio.

A questo punto, come dicono giustamente gli amici di “difensori della Toscana“:

Non aspettiamoci di essere aiutati da Legambiente nella nostra battaglia contro le trivellazioni e gli scempi provocati dalla geotermia, non ci aiuteranno mai.
Informiamoci meglio e impariamo a distinguere chi veramente difende l’ambiente.

Sarebbe bene che anche il manifesto iniziasse a selezionare meglio i propri “amici”, se non vuole continuare a perdere per strada non solo i lettori, ma anche quel po’ di rispetto che gli è rimasto.




Eternit e giustizia

Immagine di Renato Prunetti
Renato Prunetti

Il sabato compro ancora il manifesto (vecchi vizzi che si fa fatica a cacciare), ed oggi vi ho trovato l’articolo del mio amico Alberto Prunetti sulla questione eternit.

Questione che per lui ha voluto dire tanto, un tanto che ci ha raccontato in uno splendido e tremendo libro e che racconta, ancora, in questo splendido e tremendo articolo.

A me, banalmente, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime e il cuore di odio. Cosa che, ultimamente, sta succedendo sempre più spesso.

Sono cre­sciuto guar­dando i film spaghetti-western assieme a mio padre. Guar­da­vamo anche i clas­sici di John Ford e ci rico­no­sce­vamo in quei cow­boy umi­liati e dere­litti. Sape­vamo che dove­vano pas­sarle di cotte e di crude ma ave­vamo anche la cer­tezza che il film non sarebbe arri­vato ai titoli di coda senza che al pre­po­tente non venisse pre­sen­tato il conto delle sue male­fatte. Era un mondo sem­plice di ric­chi pro­prie­tari, legu­lei e impren­di­tori delle fer­ro­vie da una parte e di umili cow­boy o indiani che veni­vano sopraf­fatti dall’altra. Ma alla fine i ric­chi paga­vano per le loro colpe e il sole del sel­vag­gio west baciava sulla fronte que­gli umili vac­cari così simili ai nostri babbi. In quelle pel­li­cole sem­plici, di imme­diata com­pren­sione per la classe ope­raia, vede­vamo illu­strati i valori che i padri inse­gna­vano ai figli: pane, salute, lavoro e giustizia.

Dopo la sen­tenza Eter­nit dello scorso mer­co­ledì, la parola sen­tenza mi si sovrap­pone con­ti­nua­mente col volto duro di Lee Van Cleef in un film di Ser­gio Leone. Quasi quarant’anni dopo aver visto la prima volta quel film, che cono­sco a memo­ria, è dif­fi­cile fare i conti del dato e dell’avuto. Se guardo alla classe ope­raia, penso ai lavo­ra­tori della Thys­sen e a quelli di Casale e mi prende lo scon­forto. Se guardo alla mia sto­ria, il qua­dro rimane avvilente.

In ogni vec­chio ope­raio di Casale Mon­fer­rato rivedo la figura di mio padre. Renato Pru­netti ha lavo­rato per anni facendo manu­ten­zioni, coi­ben­ta­zioni, sal­da­ture e car­pen­te­ria in ferro nelle raf­fi­ne­rie e nelle accia­ie­rie di mezza Ita­lia. Quando è uscita la lista dei dieci siti indu­striali più inqui­nati d’Italia, almeno otto sta­vano den­tro alla rubrica tele­fo­nica di casa, alla voce R di Renato, dove si appun­ta­vano gli alber­ghi in cui lui e gli altri ope­rai tra­sfer­ti­sti anda­vano a dor­mire, a fianco dei recinti dei can­tieri indu­striali. C’era anche Casale Mon­fer­rato in quell’agenda, per­ché lui aveva lavo­rato nella raf­fi­ne­ria Maura, a pochi chi­lo­me­tri dalla città più espo­sta d’Italia.

Anche Renato aveva tagliato l’amianto per anni con il fles­si­bile e anche lui aveva pro­vato a rivol­gersi alla giu­sti­zia. Aveva chie­sto due volte il rico­no­sci­mento dell’esposizione pro­fes­sio­nale all’amianto. Pec­cato che era già morto da sette anni nel momento in cui un giu­dice lo ha omag­giato dei «bene­fici» della legge, con­ce­den­do­gli di andare in pen­sio­na­mento anti­ci­pato quando ormai era già «man­cato», come si dice a Casale con un eufe­mi­smo molto diffuso.

A quale giu­sti­zia affi­darsi allora men­tre a Casale si strin­gono le fila e si spera in un ultimo ten­ta­tivo di inchio­dare «lo sviz­zero» alle pro­prie responsabilità?

I saggi par­lano di que­stioni di lana caprina tra diritto e giu­sti­zia. Eppure le nostre pre­tese erano poche. I nostri vec­chi non vole­vano cono­scere il mondo né godersi certi lussi. Pane, salute, lavoro e giu­sti­zia nei giorni feriali. Le par­tite, l’orto, le bocce e la bici­cletta nei festivi. Era que­sta la vita ope­raia. Si sen­ti­vano eroi wor­king class, cow­boy con la chiave inglese e la tuta blu al posto del cap­pello e un muletto a motore die­sel che a volte andava al trotto, a volte al galoppo.

Rad­driz­za­vano i ferri e i torti con pochi sapienti colpi di mar­tello, certi della loro lealtà verso gli altri.

Quarant’anni dopo, nel gioco di sponda tra diritto e giu­sti­zia, al palaz­zac­cio della Cas­sa­zione abbiamo impa­rato che il diritto è storto e la giu­sti­zia ingiu­sta. Che il pane del lavoro fosse avve­le­nato ormai lo sape­vamo già e la salute dei nostri vec­chi i padroni se la sono tenuta come caparra a pegno delle buste paga con cui ci hanno fatto stu­diare e crescere.

Sch­mi­d­heiny, non stu­pirti allora se nei tuoi sogni peg­giori sen­ti­rai le armo­ni­che di un film western ita­liano. Prima o poi quelli di Casale arri­ve­ranno per rad­driz­zare i torti, prima dei titoli di coda. Puoi scom­met­terci un dollaro.

*autore di «Amianto, una sto­ria ope­raia», edi­zioni Alegre

http://ilmanifesto.info/in-ricordo-di-mio-padre-operaio-nel-far-west/




Nasce Sos Geotermia, Coordinamento dei Movimento per l’Amiata

Il Logo SOS GeotermiaNasce sul Monte Amiata il Coordinamento dei Movimento per l’Amiata Sos Geotermia, che riunisce Comitati, collettivi, gruppi e singoli che si battono contro lo sfruttamento geotermico dell’Enel sul Monte Amiata e che tanti danni ha fatto, negli ultimi decenni, tanti ne sta facendo ora e tantissimi rischia di farne in futuro.

Di seguito il Manifesto di Sos Geotermia, che si può anche scaricare qui:

Manifesto del coordinamento dei Movimenti per l’Amiata

SOS GEOTERMIA

 

Sul monte Amiata nel nome della speculazione e del profitto si sta procedendo, ad opera dell’Enel, e con la complicità della Regione Toscana, ad uno scempio ambientale gravissimo. Tale scempio viene perpetrato nascondendosi dietro alla falsa convinzione che la geotermia sia una fonte energetica rinnovabile e pulita. Nel caso delle centrali amiatine è esattamente il contrario.

Ciascuna centrale geotermica emette nell’atmosfera, oltre a vapore di acqua e anidride carbonica, vapori di Mercurio, Arsenico, Acido solfidrico, Ammoniaca ed altri inquinanti provocando gravi danni all’ambiente e alla salute degli abitanti.

Nello studio epidemiologico della Fondazione Monasterio di Pisa (ottobre 2010), dal titolo “Progetto Geotermia”, nell’allegato 6 (“Correlazione Ambiente e Salute: dati significativi”), nella parte relativa ai “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”, si riconoscono patologie e mortalità in alcune zone delle aree geotermiche in relazione alle concentrazioni crescenti degli inquinanti emessi anche dalle centrali ENEL.

Oltre all’inquinamento dell’ atmosfera e del suolo, esiste il problema del depauperamento e dell’inquinamento della falda acquifera della nostra montagna, una delle più ricche d’Italia, che fornisce acqua potabile alle province di Grosseto, Siena e Viterbo. Il fenomeno è dovuto alla correlazione tra falda idropotabile superficiale e campo geotermico, per cui tutte le volte che la portata di vapore aumenta, la portata delle sorgenti diminuisce e viceversa (Edra, 2006). Ma non solo. Le condizioni di depauperamento dell’acquifero amiatino sono così gravi che a fronte di una riduzione di portata anche modesta si ha una risalita dei fluidi geotermici, che vanno a contaminare la falda, aumentando la concentrazione di inquinanti come arsenico e boro e compromettendo la salubrità dell’acqua che, dall’Amiata, soddisfa la esigenze di circa 700.000 utenti delle provincie di Grosseto, Viterbo, Siena.

Il livello della falda acquifera è molto al di sotto del livello atteso. Il piezometro installato dalla Regione Toscana in località Poggio Trauzzolo (Santa Fiora, Grosseto) ha direttamente mostrato come il livello della falda (maggio 2010) si sia abbassato di 205 metri rispetto a quanto indicato dallo Studio Calamai nel 1970 e da quanto sostenuto da Enel.

La riduzione della falda acquifera è stimata pari a qualche centinaia di miliardi di litri, corrispondente al consumo di acqua da bere di tutta la popolazione mondiale (6 miliardi di persone) per più di un mese!

Altre gravi criticità riguardano la non sicurezza, generando, la geotermia, fenomeni di sismicità (e micro sismicità) e subsidenza.

Oggi è in programma un ulteriore ampliamento del numero delle centrali e della loro potenza che significherebbe un vero disastro ecologico e democratico.

La regione Toscana, infatti, appoggia il progetto di Enel che attraverso l’enorme guadagno ricevuto dal meccanismo dei certificati verdi, dei sussidi e dei finanziamenti pubblici, distribuisce alla stessa Regione ed ai comuni una pioggia di denaro a titolo di compensazione ambientale e con un costo in bolletta per la collettività mediamente del 30% in più rispetto ad altri paesi europei. Enel guadagna inoltre la possibilità di produrre in altri luoghi energia con combustibili fossili.

I comitati del territorio, riuniti in assemblea il 24 Marzo 2012 hanno dato vita al Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata SOS Geotermia, che riunisce chi si oppone alla distruzione di uno dei lembi di territorio, nonostante gli attacchi, ancora incontaminati.

Pertanto diciamo

  • No a nuove centrali e moratoria di quelle esistenti in base al principio di precauzione. Abbiamo sperimentato che le politiche delle deroghe, dei filtri, degli abbattitori di inquinanti non tutelano l’ambiente né la salute dei cittadini

  • No al depauperamento della falda acquifera ed al suo degrado qualitativo

  • No all’inquinamento dell’aria e del suolo con conseguenti gravi rischi per la salute dei cittadini e la sopravvivenza della flora e della fauna locale.

  • No al degrado e alla svalutazione del territorio

  • No alla distruzione delle attività economiche esistenti

  • No alla speculazione e al profitto sulla pelle delle popolazioni e del territorio

Vogliamo

  • Tutela e ripristino delle sorgenti amiatine, nella loro quantità e qualità e salvaguardia dell’intero bacino di ricarica della falda acquifera

  • Un modello di futuro per il territorio che valorizzi le risorse ambientali culturali e sociali. Crediamo fermamente in un turismo che rispetti il territorio, fatto di borghi e di storia, di siti termali, di bellezze paesaggistiche e naturali, di prodotti enogastronomici unici e di attività agrituristiche in continuo sviluppo

  • Tutela dei numerosi prodotti tipici locali, minacciati nella loro qualità dalla presenza degli inquinanti

  • Garantire a tutti un lavoro utile e dignitoso, sostenibile, che non crei danno alla salute e all’ambiente

  • Ammettiamo un uso delle tecnologie a bassa entalpia (che non inquinano e non distruggono la falde acquifere) per il consumo locale fuori da ogni logica speculativa, consociativa e affaristica

La nostra è una battaglia per l’ambiente, ma anche per la democrazia, perché i cittadini devono poter decidere del proprio futuro, dello sviluppo del proprio territorio della propria salute e di quella dei propri figli.

Rivogliamo tutto ciò che ci è stato tolto. Vogliamo cambiare questo stato di cose: i pochi, in alto, non possono decidere per i molti in basso.

Chiediamo pertanto a chi condivide le nostre ragioni di sottoscrivere il nostro manifesto e di sostenere la nostra lotta

sos-geotermia@bruttocarattere.org

http://sosgeotermia.noblogs.org

https://www.facebook.com/sos.geotermia

Aderiscono (in ordine alfabetico):

Associazione Albegna Viva

Associazione Yaku, Roma

Carc, Abbadia San Salvatore (Si)

Casolenostra (Si)

Comitato Ambiente Amiata (Si)

Comitato Beni Comuni di Manciano (Gr)

Comitato Beni Comuni Val di Cecina (Li/Pi)

Forum Ambientalista di Grosseto

Italia Nostra Siena

Laboratorio Amiata (Gr)

Lista civica “Per Abbadia” (Si)

Medicina Democratica Toscana

Radicondoli Municipio Nuovo (Si)




Dopo il Male, Il Vernacoliere!

Solo il Vernacoliere sà darci certe gioie:




Maremma avvelenata

Maremma avvelenataCon gran sgomento della stampa anche nazionale, si scopre che parte della Maremma toscana, ridente zona di villeggiatura per decine di migliaia di persone l’anno, amabile luogo di vita per molte di più tutto l’anno, è avvelenata.

E’ notizia di ieri, infatti, che la procura di Grosseto ha dato il via all’operazione “Golden Rubbish” – munnezza dorata, per i non anglofoni – che ha portato all’arresto di un tot di persone e avvisi di garanzia ad un tot d’altre, per un totale di 61. Tra queste il babbo dell’attuale presidentessa della Confindustria, il signor Steno Marcegaglia, e poi la Lucchini, cioè alcuni dei più importanti gruppi industriali del “bel” paese.

Come mai sono finiti in galera e/o indagati tutta questa bella gente? Perché smaltivano illegalmente la loro munnezza industriale, probabilmente con la complicità – ad essere ottimisti – della cosiddetta criminalità organizzata, che sta per Mafia, tanto per non far né nomi né cognomi.

Nulla di nuovo, dirà chi ha letto Gomorra del buon Saviano, se non per i “bei” nomi coinvolti.

Nulla di nuovo, a maggior ragione, dirà chi ha letto un libretto uscito tanti anni fa, Maremma avvelenata, giust’appunto, Roberto Barocci, ambientalista comunista della provincia di Grosseto, che da anni si spende su questo argomento, inascoltato dai più, ad iniziare dai politici locali, in primis quelli di centro – “sinistra”, Pd in testa.

Per chi vuole saperne di più, al di là del poco che ne parleranno i media nazionali (sempre che lo facciano…), ecco a voi un po’ di link:

Buona lettura… e schizzi di bile come se piovesse…




Possono sparare tutto l’anno!!

Vignetta di Vauro Senesi contro la cacciaCon l’approvazione al Senato dell’emendamento del senatore Giacomo Santini – per la cronaca ex giornalista sportivo specializzato in ciclismo, quindi noto esperto di ecologia, animali, scienze naturali etc etc – al disegno di legge 1781, la cosiddetta “legge comunitaria 2009″ – sarà possibile per le Regioni allungare la stagione di caccia senza limiti. Tutto questo all’interno di un disegno di legge, il 1781 appunto, che ha come scopo l’attuazione in Italia alle normative dell’Unione Europea. Normative che, al contrario, mirano a proteggere la fauna!!

La cosa divertente (si fa per dire …) di questa ennesima porcheria, è che ha suscitato divisioni all’interno dello stesso PDL, nelle persone della ministra Prestigiacomo, che si dovrebbe occupare di Ambiente, e di altri parlamentari.

Il centro – “sinistra” ha votato contro all’intero articolo.

Sul piede di guerra tutte le associazioni ambientaliste ed animaliste, che giustamente parlano di “situazione di estrema emergenza“.

Di seguito un po’ di link:

E dopo il salto il comunicato della LIPU

AMICI DELLA TERRA, ANIMALISTI ITALIANI, ENPA, FARE VERDE, GREENPEACE, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU – BIRDLIFE ITALIA, MEMENTO NATURAE, NO ALLA CACCIA, OIPA, ASS. VITTIME DELLA CACCIA, VAS, WWF ITALIA

COMUNICATO STAMPA

CACCIA, IRA DELLE ASSOCIAZIONI PER L’APPROVAZIONE DI CACCIA NO LIMITS.

“Decisione vergognosa. Presi in giro milioni di italiani. Ora risposte da Ronchi e Berlusconi”.

Comincia la mobilitazione per battaglia epocale alla Camera

“Ciò che è accaduto oggi in aula del Senato ha del vergognoso nei confronti dell’Europa, che è stata bellamente raggirata, ma soprattutto della natura e dei cittadini italiani, a cui qualcuno dovrà spiegare che la caccia e i fucili vengono prima di tutto”.

E’ la dichiarazione a caldo delle associazioni all’approvazione dell’articolo 38 della legge Comunitaria che, tra le altre cose, cancella i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.

“E’ stato ignorato il parere negativo del Ministero dell’Ambiente, che specificava come l’articolo peggiorava anziché risolvere la situazione di infrazione in cui l’Italia si trova sul tema caccia. E’ stato ignorato il parere negativo dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia. Sono stati ignorati e anzi dimenticati i pareri negativi dati dalle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo, a partire dal ministro Ronchi, che aveva già bocciato un identico emendamento nel recente passato. E tutto questo per assecondare una minoranza di cacciatori non ancora contenti di poter cacciare cinque mesi all’anno, per giunta facendo ingresso nei terreni privati.

“Il risultato è che con questo emendamento, qualora dovesse essere confermato dalla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l’aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone.

“Per non parlare degli altri aspetti, solo apparentemente marginali, comportati da questa pessima norma: il carattere giuridico dato alla guida europea sulla caccia (con il rischio-certezza di un vero e proprio corto circuito tra norma e interpretazione e il caos giuridico che ne conseguirà) o l’assenza di qualsivoglia intervento sul grave problema delle deroghe di caccia alle specie protette.

“Insomma una situazione disastrosa e imbarazzante, resa persino beffarda dall’approvazione di un subemendamento presentato come “soluzione” ma che non cambia di una virgola la sostanza e la gravità della norma approvata e sul quale, a leggere le ultimissime agenzie, persino il ministro Prestigiacomo dichiara di aver subito un raggiro.

“Ora si dovrà spiegare il perché di questa incredibile scelta a quel 90% di italiani che respingono ogni idea di allungamento della stagione venatoria. E dovranno farlo in prima istanza il ministro Ronchi, che si è assunto la responsabilità di una scelta così clamorosamente sbagliata, e il Presidente Berlusconi, cui 150 associazioni di cittadini, professionisti, ambientalisti, animalisti hanno oggi chiesto invano un intervento risolutore.

“Ma una cosa è certa. La battaglia alla Camera, per cui comincia da subito la mobilitazione, sarà epocale”.

Parma, 28 gennaio 2010