Terrorismo, invasioni, distrazione di massa

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Vignetta ironica sulla crisi economicaLe bombe del Belgio di questi giorni riportano, in tutta la sua drammaticità, il terrorismo nel cuore dell’Europa. E, come era ovvio aspettarsi, sono partite a spron battuto le campagne razziste, xenofobe e fascistoidi per l’espulsione di tutti i migranti, la vendetta che ne deve conseguire, il “siamo in guerra” e via cantando, come sempre capita in questi casi.

Pochissimi si mettono lì a far di conto, come dovrebbe essere, per vedere di che cosa si parli realmente quando si parla di “terrorismo”, di “guerra”, di “invasione” e via berciando.

Pochissimi, ma qualcuno c’è.

Terrorismo

Quando si parla di “terrorismo” si intende, ci dice il dizionario

2. L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerei e sim.; possono farvi ricorso sia gruppi, movimenti o formazioni di vario genere (ma anche individui isolati), che vogliono conseguire mutamenti radicali del quadro politico-istituzionale, sia apparati, istituzionali o deviati, di governo interessati a reprimere il dissenso interno e a impedire particolari sviluppi politici

Quindi, ci dice il dizionario, il terrorismo può essere di singoli, gruppi, ma anche di apparati istituzionali o deviati, quindi di Stato.

Pochi, però, ci dicono quanto terrorismo stiamo vivendo, e quanto, invece, ne abbiamo vissuto anche recentemente. Ci viene allora in soccorso un sito, si chiama statista, che

one of the world’s largest statistics portals. Providing you with access to relevant data from over 18,000 sources

Cosa ci racconta statista del terrorismo in Europa. Qualcosa di interessantissimo, e ce lo mette in una bella infografica:

Infographic: Victims Of Terrorist Attacks In Western Europe | Statista

Questa inforgrafica è interessante perché ci permette di visualizzare immediatamente tutta una serie di dati:

  • quali paesi europei hanno subito attacchi terroristici dal 1970 ad oggi;
  • che le vittime si contano nell’ordine delle centinaia;
  • che dal 1992 c’è un crollo delle vittime per attacchi terroristici, e che la “ripresa” degli anni 2000 è comunque non paragonabile a qual che accadeva nei ’70, attestandosi a pochi casi relativamente marginali, con picchi che stanno tutti nelle decine di vittime

E qui salta all’occhio subito un dato: ma di quale “guerra” ci parlano i media? Guardando i dati di cui sopra sicuramente si può parlare di guerra, ma tra il 1970 e il 1992 – 94, non di sicuro oggi!

Sempre gli amici di statista ci vengono in aiuto anche con altri dati: quelli delle vittime per terrorismo fuori dall’Europa. Ecco l’infografica:

Infographic: Victims Of Terrorist Attacks outside Western Europe | Statista

Intanto qui balzano subito agli occhi alcuni dati a mio avviso eclatanti:

  • il periodo in questione è il 2001 – 2014 (quindi dopo gli attentati dell’11 settembre negli Usa);
  • che i numeri delle vittime sono in migliaia, se non decine di migliaia;
  • che i paesi che hanno subito la stragrande maggioranza delle vittime per terrorismo sono Iraq e Afghanistan, proprio quei paesi che avremmo dovuto salvare dalle dittature di Saddam e dei Talebani e per cui sono state avviate guerre sotto l’egida dell’Onu;
  • che se in Europa abbiamo avuto 420 vittime, nel resto del mondo sono state 108 e passa mila!

Guardando le cifre, quindi, è qui – fuori dall’Europa e dall’Occidente – che si può parlare di guerra.

Invasioni

Chi non ha sentito i Salvini di turno parlare di invasione, quando si parla di migranti (extracomunitari, per i diversamente capenti). Eppure anche qui, quando si va appena appena a scavare nei dati, si scopre non solo che non c’è nessuna invasione, ma semmai, se proprio si vuole guardare il flusso tra chi viene e chi va dal “bel paese”, sarebbe meglio parlare di fuga, dall’Italia.

Ce lo dice, per esempio, il Corriere della sera (quindi non il solito quotidiano estremista):

Più partenze che arrivi. E l’Italia (a sorpresa) è un Paese di emigrati
L’anno scorso il numero di arrivi è stato inferiore a quello di chi ha scelto di trasferirsi all’estero. Il basso tasso di natalità e l’effetto sulla crescita economica

I dati (incompleti) dell’Istat
Era dall’inizio degli anni 70 che non succedeva, non come evento di massa. In realtà i dati dell’Istat, l’Istituto statistico italiano, smentiscono che le uscite dal Paese abbiano superato gli arrivi: il «saldo migratorio» fra persone che si stabiliscono nel Paese e quelle che lo lasciano è sceso negli ultimi anni, però resta positivo. Ufficialmente, contando gli sbarcati di Lampedusa, l’anno scorso sono venute ad abitare in Italia 128 mila persone in più di quante non ne siano andate altrove. Resta un dubbio: i dati ufficiali dei Paesi di destinazione dei migranti italiani raccontano una storia diversa. I deflussi potrebbero essere almeno due o tre volte più intensi di quanto non si creda: l’Istat non mente, solo che dispone di informazioni incomplete.

Quindi, anche qui, nessuna invasione. Semmai il contrario. E allora perché siamo bombardati da urla mediatiche che ci dicono di non andare di qui, di là, che siamo invasi, che ci metteranno una bomba sul portone di casa, che i mussulmani ci vogliono ammazzare tutti, ed altre simili amenità?

Armi di distrazione di massa

Forse perché è il modo migliore per distrarci: distrarci da quel che ci sta accadendo realmente, dalla vera guerra che ci stanno facendo negli ultimi anni. Una guerra che non si combatte con armi o bombe; che non la combattono estremisti islamici col turbante, ma eleganti manager della finanza coi i loro decreti legge, circolari, emendamenti.

in un recente articolo, la rete Sbilanciamoci ci ha raccontato che:

un tassello dopo l’altro, i provvedimenti del governo perseguono un indirizzo preciso: quello dello “Stato minimo”, con la graduale cessione ai privati di tutte le funzioni una volta svolte dal settore pubblico.

[…]

ritirata dello Stato, che cede ai privati sempre più compiti; riduzione delle protezioni del lavoro; depotenziamento dei sindacati; una democrazia sempre meno “governo del popolo” e sempre più guidata dal “pilota automatico” di scelte tecniche trasformate in regole che travestono l’ideologia neoliberista da neutralità pseudo-scientifica.

Eccola la guerra: la fanno i manager delle grandi corporation, tirando i fili delle loro marionette nei parlamenti internazionali e nazionali, con cui si smontano tutte le conquiste ottenute (col sangue, come ci racconta la prima infografica) alla fine del ‘900.

Una guerra dove l’1% di chi vive sul pianeta si accaparra 3/4 di quel che viene prodotto. E per farlo, per non farci alzare il capo, per non farci capire cosa accade, deve farci vivere nel terrore, deve farci credere che il nostro vicino è alieno e pericoloso, anche se vive – di fatto – la nostra stessa condizione di precarietà e miseria.

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