Senza leadership non ci sto! La sinistra e la democrazia in Italia

image_pdfimage_print

Immagine di Livio PepinoLeggo su il manifesto di sabato 11 ottobre un articolo di Livio Pepino – ex magistrato torinese, fondatore di Magistratura Democratica, autore con Marco Revelli del libro Non solo un treno… La democrazia alla prova della Val Susa uscito per i tipi delle Edizioni del Gruppo Abele – dal titolo “Organizzati, comunicativi e con una nuova leadership. Le tre scommesse della sinistra“.

Nell’articolo il Nostro prova a tracciare un ipotetico percorso che porti alla “rinascita della sinistra”, partendo – ovviamente – dal presente e dalla difficilissima situazione in cui ci troviamo: il “renzismo” e le sue radici antiche e le responsabilità presenti e passate del Pd; un tessuto sociale dissestato e dis/integrato; etc etc, cose già dette e già sentite, niente di nuovo, onestamente.

Dopo di che parte con le proposte, divise in tre blocchi:

  1. per prima cosa ci dice che, sì, è vero, è importante avere “buone idee”, ma che queste non bastano, ci vuole anche “organizzazione”:

    lo dico pur consapevole, da vecchio movimentista, delle degenerazioni burocratiche e autoritarie che spesso si annidano negli apparati. Contro queste derive va tenuta alta la guardia ma la sottovalutazione del momento organizzativo (e della sua legittimazione) è stata una delle cause principali della rissosità e della inconcludenza di molte aggregazioni politiche ed elettorali dell’ultimo periodo;

  2. oggi la comunicazione, soprattutto quella politica, è demagogica e semplificatoria e assertiva: la cosa può anche non piacerci ma è così. E quindi, se vogliamo far resuscitare la “sinistra”:

    da esse non si può prescindere, almeno oggi. Meglio, in ogni caso, adottarle – con il necessario distacco critico – per veicolare buoni progetti piuttosto che subirle con il loro carico di cattivi progetti… Nella odierna comunicazione fast food le parole contano più della realtà che rappresentano: occorre cambiare questa spirale perversa, ma per farlo bisogna saper usare le parole.

  3. Quindi?

    se questo è vero lo sbocco è conseguente. Abbiamo buone idee e buoni progetti ma continueremo, ciononostante, ad essere sconfitti e saremo ridotti all’irrilevanza (non solo alla minorità) se non sapremo esprimere nuovi linguaggi, semplificati e ripetitivi, ma capaci di dare concretezza a una prospettiva di eguaglianza e di emancipazione […]. E lo stesso accadrà se non sapremo esprimere un personale politico radicalmente diverso da un ceto responsabile di sconfitte seriali […] . E un nuovo personale politico dovrà avere un punto di riferimento riconoscibile e mediaticamente forte: non un uomo della provvidenza circondato da nullità che ne esaltano la funzione salvifica (come è stato ed è da due decenni), ma un uomo, o una donna, in grado di aggiungere un personale carisma a un gruppo autorevole e coeso. Anche questo provoca in noi (o almeno in me) non poca diffidenza. Ma il terreno e le modalità dello scontro non li decidiamo noi. Dovremo cambiarli, epperò – qui e ora – non possiamo prescinderne […]. Arrivo così alla parte più difficile. Esiste oggi in Italia la possibilità di dar corpo a una prospettiva siffatta (come sta accadendo altrove: dalla Grecia alla Spagna)? Esiste, ma per costruirla bisogna uscire dal generico e avanzare proposte concrete, anche venendo meno al politically correct. Dunque ci provo. Il nucleo forte della proposta politica non può che essere il lavoro, con le sue condizioni e i suoi presupposti, di cui riappropriarsi sottraendolo a chi lo distrugge ma, insieme, lo declama presentandosi come il suo vero e unico difensore. C’è chi può rappresentare questa prospettiva in modo non personalistico e con un riconoscimento diffuso, verificato in centinaia di piazze e – particolare non meno importante, secondo quanto si è detto – in centinaia di confronti televisivi. È – non devo certo spiegare perché – Maurizio Landini.

Ecco, quanto sopra è ciò che propone Pepino, in buona sostanza. Riassumo:

  1. semplificare il linguaggio;
  2. trovare un “uomo forte” (o una donna, ma l’ha messo lì perché altrimenti pareva maschilista, ma non sembrava troppo convinto);
  3. trovare un tema, un argomento, che faccia presa tra la gente: il lavoro;
  4. chi meglio di Maurizio Landini, segretario sinistro della FIOM?

E io rimango, come disse quello che non ce lo volevano portare.

Allora, i 4 punti sopra sono “ricette” di cui si sente parlare, o di cui si legge, almeno dalla metà dell’800. Quindi, senza offesa per nessuno, se si voleva essere innovativi ci si aspettava qualche sforzo maggiore.

Ma, soprattutto, questa “gente”, questa intellighenzia di “sinistra”, in che mondo vive e in che mondo ha vissuto? Detto proprio fuori dai denti:

NON SE NE PUÒ PIÙ DEI VOSTRI LEADER COSTRUITI CON LO STAMPINO

Rispondo brevemente ai 4 punti, così per capirsi meglio:

  1. guarda, Pepino, che noi persone “normali”, cioè – tradotto in italiano corretto, noi cittadini, non siamo coglioni. Capiamo benissimo di cosa parlate, soprattutto quando prematurate le supercazzole per pigliarci per il culo. Invece di “semplificare il linguaggio” dovreste sturare le orecchie, ed imparare ad ASCOLTARE, che forse avreste da imparare parecchie cose;
  2. non ce ne può fregare di meno del vostro “uomo forte”. Proprio perché fai (inappropriatamente) l’esempio della Grecia e della Spagna, guarda che lì (ma anche in USA con “Occupy Wall Street”) i movimenti si (auto)organizzano in assemblee orizzontali, senza dirigenti ma con gruppi di lavoro, con portavoce immediatamente rimovibili. Si chiama democrazia diretta, e non si vuole di meno;
  3. non vogliamo lavoro, vogliamo reddito. Non sono la stessa cosa e non sono legati tra di loro. Non vogliamo diventare schiavi, vogliamo tornare ad essere cittadini;
  4. Landini – che sarà sicuramente una bravissima persona – è uomo della CGIL, NON ha mai messo in discussione il ruolo di questo sindacato NON democratico (tanto che nelle elezioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno, a prescindere dal risultato delle elezioni, 1/3 dei delegati. Alla faccia della “democrazia”), che è legato al Pd e che è ed è stato uno dei protagonisti della morte della sinistra. La Cgil, e i suoi dirigenti, non sono la soluzione del problema, ma la causa.

Infine, caro manifesto e caro Pepino, oltre alla Grecia e alla Spagna (e agli USA di cui sopra), c’è un altro esempio che proprio quest’anno ha compiuto 20 anni, insegnandoci tantissimo, se si ha voglia e la libertà intellettuale per imparare: è l’entusiasmante avventura del Chiapas, dei suoi abitanti e dell’EZLN.

Nell’ultimo numero di “A-Rivista Anarchica” c’è un bellissimo inserto tutto dedicato al Chiapas, con articoli vari di compagne/i che sono sono stati lì, altre cose interessantissime ma – soprattutto – il testo integrale della lunga dichiarazione di Marcos – in cui si può leggere:

É una nostra convinzione ed una nostra pratica che per ribellarsi e lottare non sono necessari né leader né capi né messia né salvatori. Per lottare si ha solo bisogno di un po’ di vergogna, un tanto di dignità e molta organizzazione.

Ecco, si. Organizzazione. Ma andiamo a vedere in Chiapas come si organizzano: proprio come fanno gli Indignados spagnoli o gli anarchici greci o gli Occupy statunitensi.

Ma non è solo questione di organizzazione – quando mai lo è stato – ma anche di approccio, di attitudine, di capacità di ascoltare l’altra/o, il diverso, chi sta “sotto”:

dovreste coltivare un po’ di senso dell’umorismo, non solo per la salute mentale e fisica, ma anche perché senza senso dell’umorismo non si può comprendere lo zapatismo. E quello che non capisce, giudica; e quello che giudica, condanna.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Buon cammino, compagn@.

(Visited 14 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi