La droga e l’Informazione in Italia: un caso emblematico

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Fini e Giovanardi

Tema: la droga e l’Informazione in Italia

Svolgimento:

Ore 8:30, arrivo in ufficio. Mentre metto mano alle solite procedure di routine che mi toccano tutte le mattine, butto un occhio velocissimo alle notizie che il mio amato aggregatore di feed rss mi offre.

Stamani l’occhio cade su questa notizia del Corrierone:

Pena ridotta per il piccolo spaccio
«In migliaia fuori dal carcere»
Dovranno essere riviste al ribasso le sentenze definitive per il piccolo spaccio Riviste dunque le condanne definitive previste dalla legge Fini-Giovanardi

Cosa può capire il cittadino medio da un lancio del genere? Che a breve ci troveremo le città invase da spacciatori, pericolosissimi ovviamente, che tenteranno di vendere la loro terribile droga ai nostri figli. Preferibilmente quelli piccoli ed inermi.

Vediamo cosa è successo davvero (perché s’è capito, vero, che la notizia è un’altra, vero?):

nel febbraio di quest’anno la legge cosiddetta “Fini – Giovanardi” è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, dopo varie denunce.

Che diceva la Consulta? Diceva che:

 

“Evidente estraneità” delle “disposizioni aggiunte in sede di conversione” e mancanza di nesso funzionale tra i contenuti e le finalità del decreto-legge originario (n. 272 del 30 dicembre 2005) e la legge 49 del 21 febbraio 2006. In estrema sintesi, sono queste le motivazioni per le quali la Corte Costituzionale, con la sentenza emessa il 12 febbraio scorso, ha dichiarato illegittima la legge Fini-Giovanardi sulle droghe partorita con un colpo di mano del governo Berlusconi che, a poche settimane dallo scioglimento delle camere, ridisegnò completamente il testo unico sulle droghe con un maxi-emendamento introdotto in sede di conversione al decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino e sul quale pose la fiducia, bypassando così il doveroso dibattito parlamentare.

[…]

I giudici costituzionalisti, cancellando gli articoli 4-bis e 4-vicies ter della legge di conversione Che modificavano gli articoli 73, 13 e 14 del testo unico sulle droghe – unificazione delle condotte e delle tabelle che identificano le sostanze, aumento delle pene per i consumatori e per i reati connessi alla cannabis e ai suoi derivati – hanno così accolto completamente le questioni di legittimità sollevate dalla III Sezione penale della Cassazione nel giugno 2013, ma hanno anche recepito appieno le argomentazioni esposte durante l’udienza pubblica dall’avvocato Giovanni Maria Flick, ex presidente della Consulta: “Le impugnate disposizioni introdotte dalla legge di conversione – si legge infatti nelle motivazioni – riguardano gli stupefacenti e non la persona del tossicodipendente (di cui trattava invece il decreto legge, ndr).

Inoltre, esse sono norme a connotazione sostanziale, e non processuale, perché dettano la disciplina dei reati in materia di stupefacenti”. Senza contare che è “di assoluta evidenza” la “disomogeneità delle disposizioni impugnate rispetto al decreto legge”. Dunque, “una tale penetrante e incisiva riforma, coinvolgente delicate scelte di natura politica, giuridica e scientifica, avrebbe richiesto un adeguato dibattito parlamentare”.

[…]

Si torna dunque alla pre-esistente legge Jervolino-Vassalli emendata dal referendum dei Radicali del 1993 che eliminò la punibilità del consumatore. Ma cosa succede a coloro che stanno già scontando una condanna inflitta sulla base della legge incostituzionale?

“È compito del giudice comune, quale interprete delle leggi – spiega la Consulta – impedire che la dichiarazione di illegittimità costituzionale vada a detrimento della loro posizione giuridica, tenendo conto dei principi in materia di successione di leggi penali nel tempo ex art. 2 cod. pen., che implica l’applicazione della norma penale più favorevole al reo”. In sostanza, spiega l’avvocato Flick al manifesto, la Consulta rimanda al giudice ordinario ogni decisione, citando però l’articolo 2 secondo il quale la nuova norma (in questo caso la legge pre-esistente) va applicata retroattivamente seguendo il principio del “favor rei”, il giudizio più favorevole all’imputato, a meno che la condanna non sia già definitiva.

Quindi, in soldoni, la Fini – Giovanardi del 2006 decade perché:

  • è stata inserita in un decreto – quello sulle Olimpiadi invernali di Torino – che non c’entra una cippa con l’argomento in discussione;
  • perché è stato, appunto, un decreto, su cui il Governo Berlusconi mise pure la fiducia, negando di conseguenza qualsiasi possibile discussione parlamentare;
  • perché anche il contenuto della legge è incostituzionale, perché le disposizioni dovevano riguardare la persona e non le sostanze, che dalla legge furono equiparate.

Cosa successe con quella legge del 2006? Successe che oltre 25.000 persone finirono in car­cere per la vio­la­zione di quella legge, pari al 38% di tutta la popo­la­zione dete­nuta: di que­sti, il 40% (circa die­ci­mila) ci sono finiti per deten­zione di can­na­bis (vedi questo bell’articolo per maggiori info e riflessioni).

Ora si ritorna alla legge la legge Iervolino-Vassalli con i miglio­ra­menti intro­dotti dal refe­ren­dum del 1993, in cui si depenalizzava il possesso di “droghe” leggere, in particolar modo Marijuana e cannabis in genere.

Quindi, tornando a bomba, voi miei affezionati lettori, visto quanto scrive stamani il Corrierone nazionale, e quanto velocemente vi ho raccontato sotto, quanto possono c’entrare le due cose? Che tipo di “informazione” – permettetemi le virgolette – ci offre uno dei principali organi di stampa del paese? E se lo fa con un argomento come questo – importantissimo, perché ha a che fare non solo con uno dei principali business del mondo, ma anche con un apparato di controllo e repressione sociale, soprattutto giovanile, formidabile – perché non lo dovrebbe fare anche con altri ed altrettanto importanti argomenti?

A voi l’ardua sentenza. Quello che vi propongo io, dal basso in cui sto, è di verificare sempre attentamente quanto vanno raccontando in giro, su parecchi argomenti, i cosiddetti “organi d’informazione”.