Pd: almeno ora le cose sono chiare

image_pdfimage_print
Il quinto stato
Il quinto stato

Gli ultimi giorni hanno dimostrato, a mio avviso e se ancora ce ne fosse bisogno, come il Pd NON sia un partito di sinistra. Il Pd e la coalizione di “centro sinistra”, cioè il Pd stesso e SEL, hanno avuto la straordinaria occasione di eleggere come presidente della Repubblica una persona di sinistra, Rodotà, ma l’occasione non è stata colta. Non per colpa di SEL, bisogna dirlo, ma unicamente per colpa del Pd stesso. Come mai? Perché Rodotà è un uomo indipendente e troppo di sinistra, per l’attuale Partito Democratico. Perché il Pd non è UN partito, ma la coalizione di vari interessi di potere, di vari potentati – dalla Lega delle Cooperative ad alcuni istituti bancari ed assicurativi e finanziari; da alcune grandi aziende ad, addirittura, alle grandi aziende italiane in generale; il sindacato – che ormai è a sua volta un potentato e non l’organizzazione dei lavoratori italiani, ed altri soggetti che non mi vengono in mente o che semplicemente non conosco.

Questa coalizione, che possiamo definire ottimisticamente “liberal-democratica” o “progressista”, cioè una coalizione liberale moderata, pensa si possa gestire il liberismo e il mercato ed ha fatto proprie alcune delle idee forti del neoliberismo nato dopo la crisi 1973 ma diventato “pensierò unico” con il crollo dei paesi del “socialismo reale” dal 1989 in poi, cioè quel blocco politico ed ideale che era il riferimento del vecchio Partito comunista italiano. Una coalizione che vuole il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione; che vuole il taglio delle spese dello Stato se non per le fasce più povere della popolazione, che vuole la privatizzazione della maggior parte del pubblico e così via.

Una sifatta coalizione NON potrebbe MAI eleggere Stefano Rodotà, che è sempre stato un indipendente di sinistra, un difensore dei beni comuni, uno studioso di diritto, del rapporto tra reti informatica e società (è del 1973 il suo libro “Elaboratori elettronici e controllo sociale”, pubblicato da il Mulino di Bologna), un laico sostenitore dell’eutanasia. Nonostante sia stato eletto nel 1979 come indipendente nelle liste del Pci e poi sia stato il primo Presidente del Partito Democratico della Sinistra (PDS).

Questo quadro, a mio avviso, è chiaro già da tempo, ed ora la cosa diventa semplicemente insindacabile, indiscutibile. E l’eventuale rielezione di Giorgio Napolitano ne sarà la conferma definitiva. Ma anche questo non è un problema in generale. Anzi, ora che le cose sono chiare, tutto diventa molto più semplice.

Il problema, però, è per la sinistra, per quel che ne rimane: SEL, Rifondazione comunista e quel po’ di movimento che ancora si dibatte in vari ambiti degli enti locali.

Già, perché tutti questi vari soggetti sono sempre, in vari modi, alleati del Pd, nelle varie Regioni, Provincie e Comuni. E questo, almeno per quel che mi riguarda, è un problema. Perché è evidente, penso, che il progetto di SEL di “spostare a sinistra” il Pd è fallito miseramente proprio con Rodotà. Un progetto arrivato ad un passo dalla realizzazione, anche grazie al M5S e che non si è realizzato per un semplicissimo, banalissimo motivo: il Pd, nel suo insieme e nella sua maggioranza (almeno per quel che riguarda i dirigenti) non ha NESSUNA intenzione di spostarsi a sinistra, se non a chiacchiere in prossimità delle elezioni, quando ha bisogno dei voti della gente di sinistra, motivo per cui continua a portarsi appresso SEL (come prima faceva col Prc).

Questo è un problema, dicevo per quel che mi riguarda, perché stare con il Pd, per SEL e Prc – ed Action a Roma, quando si parla di “movimento”, per esempio – perché significa accettare ed avallare cose inaccettabili in una prospettiva di sinistra, come le TAV in Piemonte e in Toscana, o la Geotermia sul Monte Amiata (gr), o le tante porcheria – ambientali e non – che ormai per il Pd sono la prassi politica normale e quotidiana. Quindi se queste forze politiche di sinistra vogliono, a mio avviso, avere una qualche possibilità di esistenza reale, che non sia di mera testimonianza interna al Pd – e di sopravvivenza grazie ai soldi che arrivano dagli incarichi elargiti tramite il Pd – devono svincolarsi esplicitamente dal Pd e iniziare un percorso di ricostruzione di una sinistra nuova, che parta da altri e nuovi presupposti – molti dei quali sono stati cannibalizzati da Grillo e dal sul M5S – e che, lavorando sui territorio e nelle lotte, torni a confrontarsi con la gente e con i suoi problemi. Un percorso lungo e difficile, che non prevede scorciatoie – e la recente vicenda di Ingroia è esemplare, in questo senso – ma che è l’unico, a mio avviso, perché possa tornare a parlare di sinistra nel nostro paese.

(Visited 21 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi