Perché il Pd non vuole Rodotà presidente della Repubblica

image_pdfimage_print
Immagine di Stefano Rodotà
Stefano Rodotà

Una premessa d’obbligo:

sono ignorante di questioni istituzional-parlamentari. Non milito e non ho mai militato in nessun partito politico, istituzionale o meno che fosse (ma in organizzazioni politiche si; ma non partecipavano a nessun tipo di elezione, quindi è un mondo che mi è oscuro).

Non ho contatti con quel mondo. Ne avevo, una volta – visto che vari compagn@ di strada vi si erano avvicinati, per lavoro soprattutto, ma qualcuno anche per convinzione (e convenienza) – ma ora non più.

Quindi quanto dico ora è quel che pensa un “cittadino medio”, non particolarmente stupido, non particolarmente intelligente.

Dunque, da quel che posso vedere e capire io, quassù dalle montagne del centro Italia, la “sinistra” italiana avrebbe la possibilità concreta di eleggere alla presidenza della Repubblica un uomo di sinistra, uno che si occupa di “beni comuni”, di diritti, di lavoro, uno che pensa che la società debba essere una cosa giusta in cui la gente possa essere felice. Un social-democratico, insomma, una persona di sinistra moderata ma seria, vera: Stefano Rodotà.

Si è giunti a questa situazione, per quel che posso decifrare io, perché Rodotà è stato candidato alle “quirinarie” (la pagliacciata online del M5S, a cui ha partecipato qualche decina di migliaia di persone) ed è arrivato terzo, dietro la Gabanelli e Gino Strada, che però si sono ritirati. Sono mesi, però, che negli ambienti della “sinitra diffusa” (non saprei come definirla altrimenti: quel mondo variamente di sinitra, che possiamo dire sta tra SEL e i centri sociali) viene fatto il nome di Rodotà presidente, che ci sono petizioni online e cose così. Penso che questo abbia pesate nel movimento di Grillo, e nel suo leader, per candidare Rodotà: uno che se venisse eletto piacerebbe anche ai grillini, ma che altrimenti – come sta succedendo – sicuramente può creare tanti, ma tanti problemi al Pd e consorteria. Che questa candidatura sia stata fatta ad hoc non lo so; così fosse, però, non mi stupirei.

Al di là di come ci siamo arrivati, però, la situazione è che c’è un ottimo candidato di sinistra, sostenuto anche dal M5S, che quindi – con i voti di Pd e SEL – potrebbe essere eletto (non so se già coi 2/3 dei voti, ma poco importa). Cosa succede, invece? Succede che il Pd candida un vecchio arnese della politica dc (ivi iscritto fin dal 1950, gli anni di Scelba, tanto per capirsi…), erede di Carlo Donat-Cattin, ministro con Andreotti, responsabile dell’organizzazione del partito durante tantentopoli, Franco Marini. Un volto nuovo, insomma.

Questa candidatura trova l’appoggio e il sostegno di Pdl e Lega. Taac!

Nel momento del suo annuncio, mezzo partito si ribella, da Renzi (da destra) ai “giovani Turchi”, a varie federazioni locali a tanta gente comune.

SEL vede l’inciucio (gliel’hanno sbattuto in faccia, ci sarebbe da dire, ma facciamo finta di niente, il momento è drammatico), annuncia che non voterà mai Marini ma voterà Rodotà, con il M5S. Evviva, hanno un limite pure loro.

Alle elezioni di stamani Rodotà prende 80 voti più di M5S+SEL messi insieme, quindi è probabile che tanti Pd abbiano votato Rodotà invece che Marini.

Questo il quadro sintetico, verso cui mi pongo – e vi pongo – delle domande:

  • perché il Pd non ha colto l’occasione di eleggere un presidente della Repubblica di sinistra?
  • perché non ha colto l’occasione di fare qualcosa di sinistra, avrebbe detto Moretti, con SEL e M5S?
  • perché non ha avviato, praticamente, un percorso con il M5S, che avrebbe potuto – come volevano speravano SEL e il Prc – spostare “a sinistra” il M5S e permettere la nascita di un governo nuovo, innovatore, che mettesse mano ai tanti problemi che ha il paese in un’ottica che non sia quella dei tagli e degli interessi dei poteri forti?

Perché? L’occasione è lì, sotto gli occhi di tutti, perché non viene colta?

 A mio modestissimo avviso per un motivo molto semplice: perché è un’occasione di sinistra. Non è un’occasione per il Pd.

Se questo è vero, a questo punto coloro che hanno nel Pd il loro punto di riferimento per la ricostruzione della sinistra nel nostro paese  dovranno fare i conti con quello che sta succedendo per l’elezione del presidente della Repubblica e trarne le conclusioni, ad iniziare dalle alleanze negli enti locali, Regioni, Provincie e Comuni. O, a mio modesto avviso, faranno la fine del Pd.

(Visited 19 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi