Disintossicatevi!

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Immagine di una manifestazione di Indignados spagnoli
Indignados

Per l’ennesima volta mi ritrovo completamente d’accordo con Gigi Sullo e il suo recente articolo “Io rifiuto il voto.

In particolare quando dice:

non votare significa prima di tutto disintossicarsi. Rinunciare alla droga che stabilisce i tempi della società, scandendoli con gli eventi elettorali, ogni volta presentati come ultimativi, un’emergenza, un’urgenza; vuol dire disertare dall’auto-costrizione alla concorrenza individuale e alla gerarchia dei “leader”; scrivere una agenda sociale e politica a prescindere, come diceva Totò; riconoscere i veri poteri, ormai nemmeno più tanto nascosti dietro quelli vecchi e svuotati. Ma, più difficile di tutto, significa fare il primo passo per disintossicarsi dallo Stato. Rinunciare alla (finta) ingenua convinzione – così forte nel movimento teatrale, in senso letterale, capitanato da Beppe Grillo – che basta sostituire i cattivi politici con buoni politici, o con gente comune, per ottenere che le istituzioni si depurino, ridiventino quel che in effetti non sono mai state, o mai del tutto: espressione della volontà popolare dotate del potere di rovesciare la dittatura.

Ecco, appunto.

Ma disintossicarsi non può essere semplicemente non andare a votare,perché vorrebbe dire cedere, lasciare definitivamente il campo alla politica dei professionisti, che poi è proprio quello che vogliono. Disintossicarsi significa smettere di assimilare voto = politica e ricordarsi, capire, che non può esserci politica senza partecipazione, e che partecipazione può essere solo se quotidiana. Partecipazione è sinonimo di politica, se per politica si intende, dal greco, che attiene alla città. Per i greci la città era la comunità degli uomini liberi, i soli che potessero – dovessero – occuparsi della cosa pubblica, dell’amministrazione della cosa pubblica, della comunità quindi, in maniera democratica – e cioè governo a cui prendono parte diretta i cittadini.

Se vogliamo effettivamente disintossicarci; se veramente vogliamo liberarci dall’odierna classe politica oligarchica che ci governa, portandoci velocemente verso il baratro, l’unica strada che abbiamo è di prendere nelle nostre mani il nostro destino e tornare ad essere cittadini – e non più sudditi e consumatori – occupandoci direttamente ed in prima persona della cosa pubblica. Che non significa nulla di grosso o di difficile, se non di tornare a fare delle nostre città, dei nostri paesi, dei nostri quartieri delle comunità di persone che si conoscono, si relazionano e decidono insieme.

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