Non faccio parte della Vostra famiglia

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Non faccio parte della Sua famiglia

Sarà la campagna elettorale che mi mette di cattivo umore; o il lavoro, che ormai per arrivare ad uno stipendio da sopravvivenza ne devo mettere assieme 3 o 4 e alla fine della giornata sono a pezzi.

Quindi quando leggo certe cose, soprattutto da gente che, potenzialmente, avrebbe i mezzi per conoscerle in maniera approfondita, critica, aperta – tipo chi ha studiato la storia contemporanea per anni – ecco, in quei momenti mi sale, come dicono a Napoli, la cazzimma. Perché certe posizioni sono scelte politiche, sono scelte di parte. Una parte che non è la mia, nonostante tutte le chiacchiere, in cui la logica di fondo – anche tra chi si dice di “sinistra” – è altra rispetto alla mia, la logica delle classi dirigenti, delle avanguardie, di chi deve comandare e di chi deve obbedire.

Bene, allora come disse Lucio Castellano tanti anni fa, non faccio parte della Vostra famiglia.

Ciò che le preme soprattutto è ridurre il movimento di questi anni, nelle sue diverse forme d’espressione, a qualcosa che Lei possa comprendere con il suo linguaggio, cioè ad un complotto. E’ per questo che ci deve essere un «cervello centrale», un «governo ombra». Non solo; perché Lei possa «comprenderlo» a pieno, perché sia credibile ai suoi occhi, questo «governo» deve essersi formato nelle università, ruotare attorno ad alcuni docenti, essere una «classe dirigente» nel senso che Lei intende (…). Comprendere il terrorismo per Lei vuol dire costruirne un’immagine che sia il più possibile simile al mondo che conosce, fare una serie di potentati e correnti unite gerarchicamente e dirette dai «professori». Io so che in questo allargamento che c’è stato degli spazi di potere un gran numero di persone si agita in maniera disordinata, senza chiarezza d’idee e senza scopi unanimi, facendo le cose più diverse e, ogni tanto, la guerra, rimescolando ruoli e gerarchie consolidate, rischiando e pagando di persona nella libertà nuova che si sono conquistati. Lei è convinto che il mondo è fatto di padroni e servitori, e che questi ultimi raramente possono fare danni di rilievo: è convinto che la questione del potere stia sempre nei termini shakesperiani della guerra tra consanguinei. Queste cose di cui mi imputa fanno parte della Sua cultura, non della mia. Nego di aver costituito l”organizzazione di cui Lei parla non per paura di Lei, Dr. Gallucci, ma perché avrei paura di quella organizzazione. L’immagine che cerca di imporre di noi mi è odiosa. Non ci sbatte in galera come sovversivi o terroristi, ma «come dirigenti» di sovversivi e terroristi, con lo stesso ammiccamento complice e severo con cui accompagnerebbe suo figlio in collegio. Non faccio parte della Sua famiglia.

(Interrogatorio di Lucio Castellano avanti al Giudice Istruttore, 12 giugno 1979)

In Marcello Tarì, “Il ghiaccio era sottile. Per una storia dell’Autonomia”, 2011, Roma, DeriveApprodi, pag. 31

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