Resistenza e revisionismo storico: un esempio

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Eugenio Maggi detto “Tebba”

Ogni tot esce sui “media” nazionali la questione del revisionismo storico, che non è, come dovrebbe essere, la capacità di reinterpretare la storia sulla base di nuove fonti e nuove ragioni, ma il tentativo di riscriverla sui bisogni dei nuovi potenti (o dei vecchi riciclati).

Il caso forse più famoso in Italia è quello di Giampaolo Pansa, giornaliste, ex partigiano, che col nuovo millennio fa il salto della quaglia e passa all’estrema destra dei negazionisti, più che dei revisionisti. Il suo libello più famoso è Il sangue dei vinti, pubblicato da Sperling e Kupfer nel 2003, che racconta degli anni subito successivi la Liberazione in cui molti ex-fascisti riciclati furono giustiziati da ex partigiani (e non solo). Vittime, secondo l’autore, che però ben si guardò di raccontare cosa avevano fatto queste “vittime” quando erano al potere.

Sotto un esempio.

Eugenio Maggi detto, “Tebba” e Francesco Fusaro, detto “Franceschin”, furno arrestati a Sestri Ponente (Ge) nel luglio del 1944, interrogati e torturati cal commissario Veneziani, responsabile della sezione Politica della questura di Genova. Veneziani, ucciso dopo la Liberazione, è citato (ma senza spiegare chi fu) nel libro “Il sanguedei vinti” di … e considerato una “vittima”.

In seguito Tebba e Franceschin finirono a San Vittore, carcere milanese, poi a Bolzano e infine deportati nel campo di concentramento di Dachau.

Tebba e Franceschin, però, furono tra il 4% dei deportati italiani – 45.000 persone, tra ebrei, militari e “politici” – quindi 1.800 persone, che riuscirono ad arrivare vivi al 29 aprile 1945, quando gli alleati liberarono il campo di concentramento.

Eugenio Maggi al momento della liberazione pesava 30 kg. Si è suicidato nel 2003, come Primo Levi e tanti altri, che non sono mai riusciti a superare i mesi di prigionia.

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