Monti: cambiamento ed eleganza

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Marco Revelli
Marco Revelli

Finalmente dopo 17 anni di sofferenza Silvio Berlusconi è stato costretto a dimettersi. Se ne è andato tra i fischi – e ci mancava altro – e i ringraziamenti del nuovo ministro Monti, eretto a furor di parlamento con soli 25 contrari, i legaioli.

Il come sia stato eretto Monti è quanto meno imbarazzante: la cosa si sa da luglio (come ha dimostrato il direttore de “il Giornale” l’altra sera all’Infedele su LA7, quindi un giornalista “normale” lo avrà saputo anche da prima), cioè da quando s’è capito che al Berlusca non gli passava manco per il capo di essere quello che, su ordine di BCE e FMI, doveva fare a fette il paese – cioè i soliti, il popolino e la classe media. A quel punto il Compagno Napolitano nomina Senatore a vita il designato (da chi? non dite “dai poteri forti, dalla finanza internazionali, dalle banche”, che rischiate di prendervi dei nazisti dai Gad Lerner di turno!) e poi Presidente del Consiglio. Il quale si circonda da gente generosissima, che molla lavori da 8 milioni di euri l’anno per venire a fare il ministro per la miseria di 300 mila (non facciamo nomi ma solo cognomi: Passera).

Nell’entusiasta mondo della “sinistra”  – i sinistri del Pd su tutti: son così contenti che sembra quasi che sia merito loro se è caduto il Grande Ed Unico Nemico – spiccano alcuni che riescono a dare il peggio del peggio (lo so, sembra impossibile), e con sprezzo del pericolo ed amore per il ridicolo, scrivono su importanti quotidiani, sempre di sinistra, pezzi che toccano il cuore e fanno capire che è ora di smetterla con le menate e passare ai fatti: c’è la crisi, siamo tutti sulla stessa barca e poi Monti è tanto elegante e composto, che dopo tutti ‘sti anni di becero berlusconismo proprio ‘un ce la si faceva più.

Di questi tristi et sinistri figuri ne scelgo uno che mi ha colpito particolarmente, Marco Revelli. Sarà perché è uno storico, sarà perché lo seguo con interesse e pure con stima da tanti anni, ma quando ho letto il suo “Baciare il rospo ancora una volta” su il manifesto del 17 novembre, sono rimasto (come diceva quello che non lo volevano portare).

Di seguito alcuni passi che dobbiamo studiarci a memoria, perché sono l’abc del nostro futuro politico di sinistra:

Confesso innanzitutto che se fossi stato a Roma, sabato scorso, avrei probabilmente preso una bandierina (tricolore) e sarei sceso in strada a festeggiare. Perché quella sera, alle 21 e 42, è davvero finito “ufficialmente” il berlusconismo. So benissimo che la sconfitta di Berlusconi viene da lontano, da Milano, con la vittoria di Pisapia, dal referendum con i 27 milioni di persone che gli hanno disubbidito, e prima ancora dal 14 febbraio con quel popolo rosa che ha detto «se non ora quando».

Qui si devono commentare due punti fondamentali:

  1. il nostro è talmente eccitato dalla fine del governo Berlusconi, da voler andare in giro con la bandierina nazionalpopolare, tipo Mondiali di calcio. Questo è il livello di base;
  2. ma, e soprattutto, l’importante intellettuale nonché storico è convinto che la fine del berlusca sia da accreditare a Pisapia e ai referendum.

Questo il livello attuale dell’intellighenzia italiota di sinistra. E poi ci si stupisce… Ma il meglio deve ancora venire:

Confesso anche – e la cosa mi costa un po’ di più – che ho fatto il tifo per Mario Monti. Forse per una questione di pelle. Più estetica (ed etica) che politica. Perché dopo tanto strepitare sopra le righe, dopo la volgarità al potere, il disgusto quotidiano e lo strepito da caravanserraglio, i troppi nani e ballerine e paillettes e cotillon nel cuore dello Stato, la sua normalità sembra un miracolo. La sua sobrietà di abito e di parola una rivoluzione.

E qui non si scappa: Monti porta ordine, eleganza, buone maniere. Finalmente possiamo andare ai congressi all’estero, mandare le email ai nostri colleghi anglosassoni, parlare al telefono con gli amici francesi senza doverci vergognare di avere come presidente del consiglio uno che fa gli scherzi idioti e racconta le barzellette sessiste e si scopa le minorenni.

Importa ‘na sega se poi l’elegantissimo Monti ci macellerà il paese, ad iniziare dai ceti meno abbienti fino a quelli medi: noi siamo professori universitari, gente di un certo livello, mica popolino.

 L’importante articolo, in tutta la sua interezza e rilevanza, lo potete trovare qui:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/revelli-bacio-il-rospo-monti-ma/

Mi raccomando: ordine, decoro e correttezza. Siamo italiani!

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