La democrazia siamo noi!

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Imbucati
Imbucati

E’ successa una cosa molto importante nell’Italia degli ultimi mesi: la gente si è stufata di questa classe politica, tutta, ed ha deciso di tornare a partecipare attivamente alla vita politica del paese. Alla vita politica, cioè è tornata ad essere attiva, ha preteso di partecipare nonostante tutto e tutti – partiti, televisione, media in genere – ed ha conseguito risultati impensabili fino a pochissimo tempo fa: la vittoria di Pisapia e De Magistris a Milano e Napoli prima; lo straordinario successo dei referendum ieri.

E’ su quest’ultimi che mi voglio fermare, perché è coi referendum che si vede meglio come la partecipazione attiva dei cittadini possa portare a quel cambiamento di cui il nostro paese ha estremo bisogno. I referendum sono stati portati avanti quasi esclusivamente da comitati composti in gran parte da cittadini e cittadine senza tessera di partito. Gli stessi partiti dell’arco parlamentare – escluso l’Idv di Di Pietro nel caso del quesito sul “leggittimo impedimento” – o erano contrari o facevano finta di essere a favore (e solo dopo le vittorie delle amministrative, quando si è capito che ce la si poteva fare anche ai referendum).

A livello locale – così ci racconta la gente in rete, su twitter e facebook – a parte i comitati e i partitini della “sinistra radicale” (con impegno medio), nessuno s’è mosso per promuovere la partecipazione della gente, tanto meno il Pd di Bersani, che capito che la vittoria era a portata di mano, ha pensato bene, all’ultimo secondo, di salire sul carro del vincitore. Tanto che, qui in Toscana, i volantini del Pd per i 4 SI hanno in calce “finiti di stampare il 19/05/2011”. Nel mio comune, in provincia di Grosseto, non c’è un manifesto del Pd negli appositi spazi, e l’unica iniziativa che hanno fatto, è stata un’assemblea pubblica il giovedì precedente le votazioni. Alla facci dell’impegno!

Ma non solo: nei mesi precedenti le elezioni amministrative, il Pd ha fatto di tutto per disinnescare i referendum, in particolare quelli sull’acqua, in cui gli interessi del partito di Bersani sono altissimi, soprattutto nelle regioni “rosse”. Qualche esempio?

Sono molti ad avere dubbi. E non manca chi si asterrà Ceroni (Fiora)

Il Ceroni è il presidente dell’Acquedotto del Fiora, società privata che serve le provincie di Grosseto e Siena. E’ il boss del Pd del Monte Amiata (splendida montagna a mezzo tra le due provincie). Che in un altro articolo sempre sul Tirreno, assieme ad altri amministratori toscani dell’acqua ha detto:

E’ sul secondo quesito che i gestori di centrosinistra delle aziende – da Erasmo D’Angelis di Publiacqua a Claudio Ceroni dell’Acquedotto del Fiora – non sono d’accordo. E lanciano l’allarme: «Senza la remunerazione del capitale investito si riduce quasi totalmente la possibilità di accendere mutui, si blocca la maggior parte degli investimenti, con una serie di effetti facilmente immaginabili a seguito della mancata realizzazione di nuovi impianti», sostiene Ceroni. «Se vince il sì, il risultato sarà la diminuizione degli investimenti. Se ci tolgono la remunerazione del capitale non ci sarà nessun istituto bancario disposto a fornire credito e questo impedirà alle società di fare investimenti sugli impianti fognari, della depurazione e sul rinnovamento della rete», aggiunge Paolo Saccani, amministratore delegato della Geal di Lucca.

http://bit.ly/lah60u

Ecco spiegata l’inattività del Pd in Toscana: interessi, soldi, business.

Nonostante la forza congiunta di governo, opposizione e media, i cittadini italiani sono andati a votare, di/mostrando che non se ne può più, che vogliamo, pretendiamo un altro modo di gestire la polis, la cosa pubblica, un altro modo di fare politica.

E’ la nostra vittoria, non dei Bersani o dei Di Pietro o dei Vendola, ma di noi cittadini. E’ una nostra vittoria, ma è anche l’inizio, non la fine, di un percorso che deve portarci ad essere sempre più attivi, partecipanti e presenti nella gestione della nostra vita.

La democrazia siamo noi!

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