Su Arrigoni e la serietà. Lettera ad “A Rivista anarchica”

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GYBO (Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento)
GYBO (Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento)

Oggi mi è arrivata puntuale la mia copia mensile di A, rivista anarchica. Mi metto a sfogliarla, mentre mangio, fino a che arrivo ad un articolo su Vittorio Arrigoni. E il pasto mi va di traverso. A mo’ di amaro decido di scrivere alla rivista. Ecco di seguito la missiva.

Car@ compagn@,

ormai da qualche anno leggo con piacere la rivista e da un paio sono pure abbonato. Ho sempre apprezzato la serietà nell’affrontare i più diversi argomenti, anche se il vostro punto di vista non ha sempre coinciso col mio. Per fortuna.

Proprio oggi mi è arrivato il numero 363, che ho iniziato a sfogliare nella pausa pranzo, fino ad arrivare all’articolo di Francesco Codello,”Aldilà dell’apparenza“, in cui scrive a proposito dei tratti comuni tra il barone Asor Rosa e Vittorio Arrigoni, militante di base per la Palestina, assassinato da integralisti islamici (anche se la vicenda è ancora parecchio oscura) a Gaza poche settimane fa.

Aldilà dell’ardito collegamento tra due persone che non potrebbero essere più diverse, la cosa che mi ha reso, debbo ammettere, furente è stata la descrizione fatta da Codello di Arrigoni. Vediamo:

L’attivista italiano viveva nei martoriati territori governati da Hamas e svolgeva in questi luoghi , da anni, un’intensa attività a sostegno delle rivendicazioni palestinesi, accettato e sostenuto, nella sua azione, dall’organizzazione palestinese con la quale collaborava attivamente. Arrigoni aveva fatto una sua scelta coerente, di tipo politico e ideologico, di stare dalla parte di Hamas.

Scrivere questa frase come secondo capoverso dell’introduzione alla figura di Arrigoni è già partire col piede sbagliato di chi le cose le sa per sentito dire; un sentito dire, tra l’altro, assai più vicino al Giornale o a Libero, che ad aree di movimento e/o libertarie.

Anche perché, banalmente, è falso.

Arrigoni stava dalla parte dei palestinesi, a prescindere dal partito politico di appartenenza, di cui se ne fotteva sonoramente (per quanto possibili a quelle latitudini). Tanto che era una delle figure di riferimento del G.Y.B.O. (Gaza Youth for Break Out), il cui manifesto (tradotto per primo proprio da Arrigoni sul suo sito) inizia con un eloquente:

Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale! Vogliamo urlare per rompere il muro di silenzio, ingiustizia e indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; vogliamo urlare con tutta la forza delle nostre anime per sfogare l’immensa frustrazione che ci consuma per la situazione del cazzo in cui viviamo; siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c’è spazio né per la speranza né per la libertà.

Per descrivere i ragazzi del G.Y.B.O Arrigoni scrisse (ivi):

Fustigati da un governo interno che soffoca i diritti civili basilari, frustrati dal collaborazionismo criminale di Ramallah che viene a patti coi massacrati d’Israele, delusi e defraudati da una comunità internazionale lassista e compiacente coi carnefici, il grido cibernetico di questi ragazzi coraggiosi sta raccogliendo sempre più consensi a livello globale, a giudicare dai commenti sulla loro pagina web che si susseguono istante dopo istante da ogni dove.

Tipica prosa filo-Hamas, non c’è che dire.

Ma non è finita qua. Poco dopo Codello ci spiega, come e meglio del Feltri di turno, il perché Arrigoni non si possa definire “pacifista” (le virgolette sono sue). Perché

Arrigoni, sicuramente coerente, ha dedicato la sua vita a lottare, in modo intransigente, e a combattere, con tutte le forme possibili, un nemico odiato e disprezzato. Insomma, una persona che, dal mio punto di vista, difficilmente si potrebbe considerare pacifista.

E perché mai? Perché combatte l’occupazione Israeliana della Palestina? Si, la combatte, e l’ha sempre fatto stando con gli ultimi, contadini e pescatori, ed usando come “arma” l’interposizione, il proprio corpo. Se Codello è a conoscenza di altri dettagli, ce ne renda partecipi, perché per quanto ne sappiamo noi, Arrigoni non ha mai usato la violenza, in nessuna forma. Quindi, parrebbe, il problema è che era nemico del Sionismo. Accidenti, un bel problema…

Per finire il suo “ragionamento” (le virgolette sono mie), sul non pacifismo di Arrigoni, il buon Codello porta ad esempio la scelta della madre di non far passare il cadavere del figlio per il suolo Israeliano.

A questo punto mi arrendo: non sono abbastanza intelligente per seguire il raffinato eloquio di Codello, per cui “la sinistra assegna patenti di pacifismo a proprio uso e consumo” – evidentemente l’unico atto a questo ingrato compito è lo stesso Codello; ora che lo sappiamo gli chiederemo informazioni su dove come provare a superare il sicuramente difficilissimo esame.

Quello che però, dal basso della mia scarsa intelligenza, mi permetto di suggerire è che prima di scrivere su qualcuno, chicchessia, si provi un minimo ad informarsi. Arrigoni ha scritto a lungo sul conflitto tra Israele e Palestina; sulla Palestina stessa, su Hamas e Fatah. Codello poteva leggere – e non solo “a quanto ci è dato sapere, dalle notizie apparse nei vari media” – il suo sito è ancora online e in libreria, a soli 12€, si può trovare il libro delle corrispondenze di Arrigoni per il manifesto durante la democratica operazione “Piombo fuso” (Restiamo umani, manifesto libri).

Non m’hanno fatto un baffo le porcherie scritte su di lui dai media mainstream; mi fa un po’ tristezza leggere certe porcherie su A, rivista anarchica.

Parecchia tristezza.

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