Ebooks e Software Libero (e Open Source) – Seconda parte: quali strumenti?

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Logo del formato ePub

In questa seconda parte di questo ragionamento sul mondo degli Ebook andremo a vedere quali sono i principali formati usati per produrre libri digitali e con quali strumenti, a loro volta liberi, possiamo crearli.

La maggior parte degli Ebook Reader odierni permette di visualizzare i formati più comuni per personal computer:

Alcuni di questi formati sono molto famosi, altri meno; alcuni sono liberi, altri no. La caratteristica comune a tutti questi formati è che non sono nati per essere visualizzati su un ebook reader. molti di questi formati possono essere convertiti in uno o più formati specifici per ebook reader, per cui anche per l’utente meno smaliziato è possibile passare da un formato all’altro o con degli script trovati in rete o usando programmi grafici per la conversione.

I formati specifici per essere letti sugli ebook reader sono:

In questo articolo ci occuperemo solo del formato aperto ePub, che come dicevamo sopra è ormai lo standard de facto e di cui ci si aspetta entro l’anno il rilascio della versione 3.0. Ad ora siamo alla versione 2.0.1, rilasciata nel 2007 dall’International Digital Publishing Forum.

Gli strumenti descritti in questo articolo, così come in quasi tutti quelli raccolti in questo blog, hanno la caratteristica di essere rilasciati sotto una licenza libera, e quindi di essere usati nella massima libertà, fino a poterli modificare e rivendere. Per fare questo useremo alcuni testi, liberamente scaricabili dalla rete e rilasciati sotto licenza Creative Commons, una licenza libera per i testi, ormai molto diffusa e non solo per argomenti tecnici, ma anche per romanzi (i più famosi, in questo caso, sono il collettivo letterario Wu Ming, che dal 1999 pubblica tutti i suoi romanzi e racconti sotto licenza libera Creative Commons, pur pubblicando con un grossissimo editore come Einaudi; ma non sono gli unici):

E’ importante premettere che in questi libri non si parla specificatamente di software libero o open source; anzi, nella maggior parte dei casi gli esempi riportati lo sono attraverso l’uso di software proprietario. Ma i linguaggi di cui si parla, quelli che a noi interessano e che sono il cuore di un file ePub – l’xml, l’xhtml, i css – sono linguaggi liberi, nel senso del software libero, liberamente utilizzabili e, ormai, standard tanto nella comunicazione web quanto nella formattazione e produzione di contenuti, anche multimediali. Quindi, ovviamente, realizzabili anche e soprattutto attraverso l’uso di strumenti completamente liberi.

Libri elettronici: cosa sono e come sono fatti

Come dicevamo sopra i libri elettronici non sono altro che file, di tanti tipi, e qui noi ci occuperemo solo dello standard, l’ePub.

Un file con estensione .epub altro non è che un file zip rinominato, al cui interno troviamo due cartelle (directory) ed un file:

META-INF/

OEBPS/

mimetype

Quest’ultimo file deve esserci sempre, e il suo contenuto è una stringa, questa sotto:

application/epub+zip

La cartella META-INF è fondamentale: in sua assenza una pubblicazione ePub non potrebbe funzionare. Deve quindi essere sempre presente insieme e sullo stesso livello della cartella OEBPS e del file mimetype, e non può avere altro nome.

Questa cartella deve contenere almeno un file, container.xml. Inoltre qui possono essere presenti altri file opzionali, i cui nomi sono comunque riservati e non modificabili.

La cartella META-INF può quindi avere il seguente contenuto, sebbene nella pratica al suo interno venga posizionato di norma il solo file container.xml:

META-INF/

container.xml

manifest.xml [opzionale]

metadata.xml [opzionale]

signatures.xml [opzionale]

encryption.xml [opzionale]

rights.xml [opzionale]

Infine la cartella OEBPS, che eredita il suo nome dalla specifica Open eBook Publication Structure che, rilasciata nel 1999 dall’Open eBook Forum, ha costituito la base delle specifiche ePub.

Il nome “OEBPS” non è riservato, cioè questa cartella potrebbe avere qualsiasi altro nome, ma ormai è diventato una convenzione diffusa. Ogni creatore di ePub è comunque libero di rinominarla come ritiene più opportuno o comodo, nel rispetto però delle regole sintattiche che valgono per tutti i nomi di file e cartelle di una pubblicazione ePub.

Questa cartella contiene tutti i file che compongono e organizzano la pubblicazione:

i file di testo;

i file delle immagini;

il file del foglio di stile CSS;

i file dei font eventualmente inclusi;

il file dell’indice NCX;

il file OPF.

Questa lunga citazione dal libro di Fabio Brivio, Giovanni Trezzi, ePub per autori, redattori, grafici, Apogeo, 2011, ma qualcosa di molto simile lo trovate anche nel già citato libro di Letizia Sechi, per capire con cosa ci si trova a lavorare quando si maneggia un ePub: roba standard e libera, file .zip, .xhtml e css. Tutta roba che si può maneggiare tranquillamente con qualsiasi sistema operativo, che nasce libera, aperta, standard. Non fatevi fregare!

Desktop Publishing: Scribus. E il LaTeX?

Diciamolo subito, così ci togliamo il pensiero: la stragrande maggioranza di coloroso che si sono buttati o si butteranno nel business dell’editoria digitale lo faranno usando gli strumenti tipici dei grafici o, ad essere ottimisti, dei tipografi. Quindi strumenti WYSIWYG, cioè strumenti grafici di sviluppo che permettano – come dice l’acronimo – ottenere quello che vedi. Il più usato ad ora è Indesign dell’Adobe; nel mondo del software libero l’equivalente è il noto Scribus. Purtroppo, per ora, questo potente strumento di publishing non esporta i suoi lavori in ePub, ma “solo” in Pdf… Vi accontenterete… 🙂

Un’altra soluzione che ho cercato è stata quella del classico e potentissimo LaTeX, straordinario linguaggio di markup, molto utilizzato in ambito di pubblicazioni scientifiche (l’ho usato per fare la mia tesi di laurea… in storia! :). Leggendo un po’ in rete, però, ho scoperto che la cosa, anche se fattibile, non è consigliabile. Infatti:

tutti i file generati dai compilatori TeX (dvi, pdf) sono a dimensione di pagina fissa, e il compilatore usa questo fatto pesantemente. Il formato epub, invece, adatta il testo alle dimensioni della pagina, come l’html. Non solo, ma il font con cui visualizzare il testo (tipo, dimensione, ecc.) lo sceglie l’utente e non l’autore.

Chiaramente alcune delle cose che oggi si fanno in LaTeX sono impossibili da produrre in formato epub: pensa soltanto ai riferimenti di pagina.

Riporto questa citazione per sgomberare il campo da speranze che, purtroppo, andrebbero deluse. Ma tant’è, non rimane che buttarsi su altre soluzioni

Non rimangono tante soluzioni. La più scomoda sarebbe quella più amata dagli spippoloni, dagli hackers, e cioè quella di farsi tutto a mano. Ma visto che noi siamo pigri, ed abbiamo di meglio da fare per passare il tempo (ogni riferimento è puramente casuale), vorremmo poterci dedicare al perfezionamento del risultato finale, ma poterci avvantaggiare con alcune comodità di inizio lavoro. Ecco perciò che andiamo a cercare strumenti che ci permettano di produrre il più semplicemente possibile un buon ePub, usando strumenti liberi, ma di buona qualità. Il sistema migliore che ho trovato fino a questo punto sono la messa insieme di questi strumenti:

LibreOffice + l’estensione Writer2ePub + Sigil

Dove il primo altri non è che la nuova versione dell’ormai pacchetto office libero (il caro vecchio OpenOffice, cambiato di nome da che è stato acquistato dai cattivoni di Oracle); il secondo è un’estensione di Libre(Open)Office, che permette di convertire un documento di testo in ePub, mentre il terzo è un piccolo gioiellino del software libero, un editor per ePub non grafico, che ci permette di mettere a posto cioè che viene prodotto con i due strumenti di cui sopra.

Tratteremo, infine, di altri accessori simpatici, per far si che il nostro ePub sia il più personalizzato possibile. Accessori, non fondamentali, ma simpatici (come il mitico ePub Zen Garden).

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