Medio Oriente: le responsabilità dell’Occidente e la nostra ipocrisia

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Maajid Nawaz
Maajid Nawaz

Io ero il numero 42  nel centro di tortura Hosni Mubarak al Cairo. Prima di me c’erano 41 poveracci, presi a uno a uno e torturati con l’elettricità. Le mogli sono state spogliate e torturate davanti ai mariti, i bambini sono stati tormentati con le scosse elettriche davanti ai genitori. Pochi sono tornati da quelle celle.

A raccontare è Maajid Nawaz, tra i fondatori del gruppo internazionale per i diritti civili Quilliam. E’ egiziano. Il suo articolo si trova sul numero 884 di Internazionale, mentre l’originale si trova sul blog di New Statesman.

Sullo stesso numero di di Internazionale si trova un altro interessantissimo articolo, questa volta di David Rieff, un giornalista statunitense: Quando Washington aiutava Mubarak. Un articolo in cui per la prima volta trovo uno lettura geopolitica e non ipocrita su quel che sta succedendo in nord Africa e in molti paesi di cultura araba.

Dal 1975 a oggi, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) ha fornito all’Egitto 28 miliardi di dollari in aiuti economici e per lo sviluppo. A livello micro, molti di questi programmi sono stati ben impostati e hanno avuto successo. A livello macro, invece, la realtà è che gli aiuti militari hanno funzionato abbastanza bene, ma quelli per lo sviluppo sono stati un fallimento.

Il prezzo da pagare

Gli aiuti militari degli Stati Uniti all’Egitto ammontano in media a 1,3 miliardi di dollari all’anno. L’aspetto grottesco è che Washington ha fornito alle forze armate egiziane sistemi militari e armamenti per proteggere Israele. Un dispaccio diplomatico inviato nel marzo 2009 dall’ambasciata statunitense al Cairo e pubblicato da Wikileaks dice testualmente che Mubarak e i vertici dell’esercito egiziano “considerano il programma di assistenza militare” come “un indennizzo irrinunciabile per il mantenimento della pace con Israele”.

Ecco, ci siamo, il quadro è completo. Gli USA ricoprono di soldi i politici e i militari egiziani – 1,3 miliardi di dollari (1.300.000.000 di $), per uno stato che “nell’Indice di sviluppo umano dell’Onu l’Egitto occupa il 101° posto, tra la Mongolia e l’Uzbekistan” – perché questi non rompano le scatole al grande amico Israele (alla faccia della solidarietà panaraba). Intanto, se con quei soldi affamano un paese di 80 milioni di persone (l’Italia ne ha 60, tanto per fare le proporzioni), e per farli stare buoni li tortura con l’elettricità (uomini, donne e bambini), poco importa. Tanto, come dice la Democratica Hillary Clinton (il Democratico Veltroni avrà un brivido di piacere solo a sentir pronunciare questo sublime nome…) nella sua prefazione al Quadrennial Diplomacy and Development Review (Qddr) il dipartimento di stato è impegnato a:

sfruttare il nostro potere civile per promuovere gli interessi degli Stati Uniti e contribuire a creare un mondo in cui più persone in più paesi possano vivere in libertà, godere di opportunità economiche ed esprimere le loro potenzialità.

Ora, dopo decenni di torture, umiliazioni, fame e povertà, i popoli del nord Africa hanno deciso di dire basta, e di prendersi tutto quello che in questi anni gli è stato portato via. Che gli abbiamo portato via.

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