Il maschio nell’Italia di oggi. Anna Bravo su Repubblica

image_pdfimage_print

Vecchio dipinto raffigurante la Caccia alle streghe
Caccia alle streghe

Purtroppo questa situazione, il cosiddetto Rubygate, non modifica di molto lo stato attuale dei rapporti di genere nel nostro paese (e non solo). All’impoverimento generale della cultura (intesa nel senso più largo possibile) almeno degli ultimi 15 anni, ma probabilmente dal 1979 in poi, non ha fatto riscontro, da parte della società civile, una reazione proporzionata. Anzi, quel poco di società civile che c’era si è rinchiusa nei suoi fortini, quando ancora c’erano – che fossero partiti o sindacati, università delle donne o centri sociali, collettivi o associazioni – di fatto abbiamo lasciato campo libero alla “cultura televisiva” di creare un nuovo immaginario post-moderno fatto di consumo.

Oggi non ci sono più luoghi reali in cui le giovani e meno giovani generazioni possano materialmente vedere, e magari, provare qualcosa di differente. O sono così poche e così emarginate, che servono giusto a dimostrare, falsamente, che viviamo in una democrazia.

Tutte queste giustificazioni, però, non sono sufficienti a toglierci dalle spalle il fardello che ci grava: siamo maschi italiani del XXI secolo e, chi più chi meno, spesso riproduciamo quelle dinamiche di genere di cui il nostro Presidente del Consiglio è esponente di prim’ordine.

Che vergogna.

Anna Bravo, storica, su Repubblica di oggi

Non capisco perché alcuni uomini debbano fare appello alla propria componente femminile per indignarsi di fronte al cosiddetto Rubygate, mentre avrebbero di che indignarsi in prima persona. A uscire devastata dalla vicenda è più l´immagine maschile che l´immagine femminile. Ragazze che si vendono – un fatto che mette ansia, perché la prima giovinezza è un impasto delicato di furbizia, ingenuità, voglia di spadroneggiare, vulnerabilità. Ma soprattutto uomini che soltanto grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo o magari solo della loro attenzione e le gratificano con regali comprati all´ingrosso.

Eppure, mentre molte di noi si preoccupano della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile. Certo, il modello Berlusconi è così grezzo e simbolicamente violento che per un uomo di buona volontà può essere difficile vederlo come una ferita inferta anche alla propria immagine. Ma, cari, quel modello vi rappresenta in giro per il mondo. Mi stupisce che la vergogna provata da tanti di voi riguardi l´essere italiani, e non l´essere uomini italiani.

Vi sentite incolpevoli? ma allora dovreste sentirvi incolpevoli anche come italiani. Berlusconi vi sembra un alieno? forse, ma non cambia il fatto che appartenete allo stesso sesso.

Alcuni uomini penso a singoli, all´associazione Maschile plurale, a vari altri gruppi hanno capito da decenni che non aver mai commesso stupro non basta a chiamarsi fuori da un mondo maschile in cui la violenza contro le donne si ripete ogni giorno. Uno sforzo, e potreste capire che neppure dallo svilimento delle donne è possibile chiamarsi fuori, che c´è una responsabilità sovraindividuale – beninteso, non come colpa general/generica o dannazione originaria, ma nel senso in cui la intende Amery: come somma delle azioni e omissioni che contribuiscono a fare o a lasciar sopravvivere un clima.

Non mi riferisco soltanto al sesso in compravendita, e neanche al rischio di degradazione che pesa sulle relazioni uomo/donna – problema politico per eccellenza, a dispetto di chi invoca: «torniamo alle cose serie». Intendo un clima in cui le parole delle donne spesso non sono richieste, e se sì, si ascoltano con l´orecchio sinistro, in cui i vertici di qualsiasi realtà sono clan maschili. Eccetera. Un clima, anche, in cui pochissimi e pochissime possono invecchiare in pace senza sognare/temere/detestare la bellezza e la giovinezza.

Prima di indignarsi per interposta donna, alcuni di voi potrebbero aiutarsi con la memoria. Nel Sessantotto e con molta più forza nel femminismo, c´era la buona abitudine di chiedere alle persone da che luogo parlassero, e il luogo era la condizione personale, i comportamenti, l´ideologia, l´istituzione di cui si faceva parte e altro ancora. Voi parlate come se viveste in una camera sterile, con un filtro all´entrata per proteggervi dal contagio delle brutture altrui, e uno all´uscita per fare il restyling alle vostre – diverse, perché no, ma brutture comunque. Parlate come se la buona volontà e un po´ di buon gusto vi mettessero per così dire al di sopra delle parti. Il che può spiegare certe dichiarazioni stravaganti, ma fa anche sospettare che in un angolo della vostra mente riposi la vecchia filosofia secondo cui il maschile equivale all´universale.

Capire che i soggetti sono due, uomo e donna, e che il primo non può rappresentare il secondo, per noi è stata una delizia.Su, non fateci ripetere cose tanto ovvie!

Fonte: Lipperatura di Loredana Lipperini

(Visited 50 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi