Potrebbe capitare a chiunque

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Quanto segue è una storia banale, i cui protagonisti in negativo – chi subisce – sono persone “normali”, come voi, come me.

Una storia, perciò, che potrebbe, che potrà capitare a chiunque di voi.

Rifletteteci.

Fonte: Carta

È il protagonista, suo malgrado, del video reso pubblico da Chi l’ha visto: il 5 maggio è stato picchiato da diversi poliziotti e portato nel carcere di Regina Coeli, dove si trova ancora, in infermeria. Era in motorino senza casco e si è ribellato a una manganellata: per le botte ha perso un dente, ha ferite in faccia e alla testa, segni di manganellate sulla schiena, a un’anca, su una coscia, è in stato confusionale. Italo Pedica [Idv]: «È urgente la sua scarcerazione»

Nel video si vede quanto basta: un ragazzo vestito di rosso su un motorino che litiga con un agente che gli tira un ceffone, poi si avvicinano altri agenti, lo circondano, lui urla. Dura 25 secondi, è stato girato con un telefonino dalla finestra. Il ragazzo si chiama Stefano Gugliotta, il 5 maggio era uscito di casa con un suo amico per andare a bere una birra. La polizia lo ha scambiato per un tifoso, perché i due si trovano vicino allo stadio Olimpico, dove si è appena conclusa la finale di Coppa Italia Roma-Inter. Tanto basta per picchiarlo – l’amico riesce a scappare- e portarlo in prigione, dove è ancora oggi, dopo cinque giorni. E non sa perché.

Il senatore dell’Italia dei Valori Italo Pedica è andato a trovarlo in mattinata a Regina Coeli. A lui, Stefano ha detto: «Sono in carcere da cinque giorni e non so perché. Non capisco perché sono qui, allo stadio non c’ero». Pedica racconta di aver visto Gugliotta su un lettino in infermeria: «Il ragazzo presenta evidenti tumefazioni provocate da manganellate, alla schiena, a un’anca e a una coscia, ferite al naso e alla testa». Durante il pestaggio ha anche perso un dente. «Mi è apparso in stato confusionale, continua a dire di non capire perché si trova in carcere, non riesce a dormire». Secondo Pedica il racconto del ragazzo è plausibile, e la sua immediata scarcerazione è «urgente»: «Il ragazzo è incensurato, non mai commesso atti di vandalismo di nessun genere». Unica sua colpa, aver preso il motorino senza indossare il casco: un po’ poco per subire un pestaggio e finire in prigione. Pedica ha aggiunto: «La sua fortuna è stata quella che qualcuno ha filmato, e quel qualcuno è il figlio di una donna avvocato, e per questo la storia è uscita».
I genitori di Stefano, che l’hanno incontrato più volte dal 5 maggio, hanno raccontato a loro volta di averlo visto «molto agitato». «Gli agenti – ha detto la madre – avevano la possibilità di identificarlo con tutta calma ma così non è stato. Meno male che ci sono tanti testimoni. A prescindere dal fatto che uno possa essere un delinquente o meno, non si tratta così una persona».
«La violenza c’è sempre stata – ha detto ai microfoni di Cnrmedia Haidi Giuliani, madre di Carlo, invitata a commentare l’accaduto – ma solitamente si rivolgeva a persone senza difesa, migranti, tossicodipendenti. Quando succede a ragazzi che hanno una famiglia alle spalle, naturalmente c’è una reazione. Nella scorsa legislatura – ha continuato Haidi – è stato rigettato un disegno di legge che prevedeva di apporre un segno alfanumerico sulle divise e sui caschi degli agenti impegnati in compiti di ordine pubblico, per renderli riconoscibili. Nella vicenda di mio figlio abbiamo sempre indicato le responsabilità partendo dall’alto: quelle politiche, quella della catena di comando e così via. L’ultima responsabilità è quella di un carabiniere di leva che portava la divisa da soli sei mesi. A Genova naturalmente non tutti i delinquenti erano agenti in divisa. Però io da nove anni ripeto: quelli perbene, che facevano il loro lavoro onestamente, perché non hanno mai trovato la dignità di parlare e denunciare i colleghi?»
E poi, per quale motivo Stefano Gugliotta è ancora in carcere? Lo chiede Donato Mosella, deputato di Alleanza per l’Italia, annunciando una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «La detenzione prima del processo si rende necessaria nel caso di pericolo di inquinamento di prove, circostanza che qui sembrerebbe da escludersi. Dopo le agghiaccianti vicende che hanno portato alla morte di Cucchi, urge che venga fatta subito assoluta chiarezza su questa strana vicenda. Chiediamo che Stefano Gugliotta venga immediatamente rilasciato».

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