A 80 anni dalla morte di Majakovskij

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Vladimir Vladimirovič MajakovskijIl 14 aprile 1930 Vladimir Vladimirovič Majakovskij, grandissimo poeta e compagno, decideva di lasciare questo mondo (anche se alcuni storici sostengono che non si sia suicidato, ma sia stato eliminato dai sicari del regime stalinista) e, soprattutto, con questo gesto di condannare duramente il tradimento bolscevico della Rivoluzione Russa.

Due mesi prima di suicidarsi (o di essere “suicidato”), Majakovskij scriveva l’Introduzione al suo poema “A piena voce”, molto duro con la burocratizzazione della Rivoluzione e con tutti i tanti poetuccoli che ebbero, da allora fino alla fine dell’URSS, grande successo non tanto per la loro capacità (spesso inesistente) ma per il loro servilismo schifoso.

Cari / compagni posteri! / Rimestando/ nella merda impietrita / di oggi, / scrutando le tenebre dei nostri giorni, / voi, / forse, / domanderete anche di me. / E forse affermerà / il vostro dotto, / coprendo coll’erudizione / lo sciame delle domande, / che, pare, ci sia un certo / cantore dell’acqua bollita, / nemico inveterato dell’acqua naturale. / Professore, / si tolga gli occhiali-biciclo! / Io  /stesso racconterò / del tempo / e di me. / Io, vuotacessi / e acquaiolo, / mobilitato e chiamato / dalla rivoluzione, / andai al fronte / dai parchi nobiliari / della poesia, / donnetta capricciosa. / […] / Ascoltate, / compagni posteri, / l’agitatore / e lo strillone. / Coprendo / fiumane di poesia, / scavalcherò / i volumetti lirici, / e come un vivo / parlerò ai vivi. / Verrò a voi / nella lontananza comunista / non come / un cantoro vate-paladino eseniano. / Giungerà il mio verso / sopra i crinali dei secoli, / sopra le teste / di poeti e governi. / Giungerà il mio verso, / ma non così, / non come uno strale / in una caccia di cupidi e lire, / non come giunge / al numismatico la logora moneta, / non come giunge la luce delle stelle spente. / Il mio verso / a fatica / squarcerà la mole degli anni / e apparirà / pesante, / ruvido, / tangibile / come ai nostri giorni / è giunto l’acquedotto, / costruito / dagli schiavi di Roma. / Nei tumuli dei libri, / sepolcri di poesia, / scoprendo per caso / le scheggie di ferro dei /  versi, / voi / con rispetto / le toccherete, / come un’arma antica / ma terribile. / Non sono avvezzo a carezzare / l’orecchio / con la parola, / e tra i ricci / l’orecchio della fanciulla / non arrossirà, / sfiorato da frasi scurrili. / Dispiegàti in parata / gli eserciti delle mie pagine, / passo in rassegna / il fronte delle righe. / Stanno i versi, / con pesantezza di piombo, / pronti alla morte / e alla gloria  / immortale. / I poemi si sono irrigiditi / in fila compatta, / puntando le bocche da fuoco / dei titoli spalancati. / Arma / di tutte la più amata, / pronta / a slanciarsi in un grido, / sta raggelata / la / cavalleria delle arguzie, / levando / le lance appuntite dalle rime. / Tutti questi reparti / armati fino ai denti, / che per vent’anni son passati / di vittoria in vittoria, / fino all’ultimissimo / foglietto, / io / li consegno a te, / proletario del pianeta. / Ogni nemico dell’immane classe / operaia / è anche un mio vecchio / acerrimo nemico. / Ci ordinarono / di marciare / sotto la bandiera rossa / gli anni /  della fatica / e i giorni di fame. / Ogni volume / di Marx / l’aprivamo, / come in casa / propria / si aprono le imposte, / ma anche senza leggerli / capivamo / dove andare, / in quale campo combattere.  / Noi la dialettica / non l’imparammo da Hegel. / Col fragore delle battaglie / irrompeva nel verso, / quando / sotto i proiettili / dinnanzi a noi figgivano i borghesi, / come una volta / noi / davanti a loro. / Dietro i geni, / vedova sconsolata, / si trascini la gloria / nella marcia funebre, / ma tu muori, mio verso, / muori come un soldato, / come anonimi / morivano i nostri negli assalti! / Io ci sputo / sui massi di bronzo, / io ci sputo / sul muco marmoreo! / Accordiamoci pure sulla gloria, / tanto siamo tra noi, / ma ci sia / monumento comune / il socialismo / edificato / nelle battaglie. / Posteri, / verificate le boe dei dizionari: / dal Lete / affioreranno / residui di parole / come >, / , / >. / Per voi / che siete / agili e sani /  il poeta / ha leccato / gli sputi della tisi /  colla ruvida lingua / del manifesto. / Con la coda degli anni / io prenderò l’aspetto / dei mostruosi / fossili caudati. / Compagna vita, / dài, / acceleriamo il passo / dei giorni che restano / nel piano quinquennale! / Nemmeno un rublo / i versi / m’hanno messo da parte, / gli ebanisti / non m’hanno arredato la casa. / E tranne / una camicia lavata di fresco / in tutta coscienza dirò / che non mi occorre altro. / Presentandomi / alla Commissione generale di controllo / dei luminosi anni / futuri, / sopra la banda / dei poetici ladri / e scrocconi, / io leverò / come una tessera bolscevica / tutti i cento volumi / dei miei / libri di partito. /

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