Addio Nanda

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Come scrive in un newsgroup un appassionato di jazz, «quella grande orchestra ” di là” si arricchisce sempre di più  e qui non sembra che ne nascano così tanti…».

Ieri se ne è andata Fernanda “Nanda” Pivano, grandissima della cultura italiana, colei che con Pavese ha portato nel nostro paese la grande e moderna cultura letteraria (e non) statunitense: Melville, Hemingway, Fitzgerald, Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Burroughs, Bukowski e via via fino ai contemporanei giovani autori come Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk e Jonathan Safran Foer.

Ma non solo, come se non bastasse: femminista e libertaria, sodale di personaggi altrettanto immensi, come De André e Bob Dylan, ha sempre lottato per un mondo di pace e giustizia.

Sembra di parlare di marziani, guardandosi attorno, gente che ha speso tutta la vita per migliorare quella di tutti.

Gente che ha fallito, abbiamo fallito.

Che la terra sia leggera su di te, Nanda.

La collina

Dove sono Helmer, Herman, Bert, Tom e Charley,

il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, l’ubriacone, l’attaccabrighe?

Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno morì di febbre,

uno bruciato in miniera,

uno ucciso in una rissa,

uno morì in prigione,

uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli-

tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Lizze e Edith,

il cuore tenero, l’anima semplice, la chiassosa, la superba, l’allegrona?-

tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di parto clandestino,

una di amore contrastato,

una fra le mani di un bruto in un bordello,

una di orgoglio infranto, inseguendo il desiderio del cuore,

una dopo una vita lontano a Londra e Parigi,

fu riportata nel suo piccolo spazio accanto a Ella e Kate e Mag-

tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e zia Emily,

e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,

e il maggiore Walzer che aveva parlato

con i venerandi della rivoluzione?-

tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Li portarono figli morti in guerra,

e figlie che la vita aveva spezzato,

e i loro orfani, in lacrime-

tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è il vecchio Jones, il violinista

che giocò per novant’anni con la vita,

sfidando il nevischio a petto nudo,

bevendo, schiamazzando, infischiandosi di moglie e parenti,

e danaro e amore e cielo?

Eccolo! Ciancia delle sagre di pesce fritto di tanti anni fa,

delle corse di cavalli di tanti anni fa a Clary’s Grove,

di ciò che Abe Lincoln disse

una volta a Springfield.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1916

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